RivieraOggi.it e PicenoOggi.it vogliono ricordare il tragico attentato terroristico compiuto l’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, in cui morirono circa 3 mila innocenti. I nostri Massimo Falcioni, Pier Paolo Flammini e Cinzia Rosati ricordano ciò che stavano facendo nel momento in cui vennero a conoscenza dell’accaduto. Invitiamo tutti i nostri lettori, se lo vorranno, a fare altrettanto, o commentando l’articolo oppure inviando il loro breve testo a pp.flammini@rivieraoggi.it o m.falcioni@rivieraoggi.it.

MASSIMO FALCIONI
Nonostante fosse solo l’11 settembre, per quelli come me – non delle cime tra i banchi di scuola (!) – il nuovo anno era già cominciato con il recupero dei debiti formativi che avevo accumulato dall’anno
precedente. Verso le 15 ero davanti alla tv: trasmettevano “Sabrina vita da strega” e al termine dell’episodio mi sarei dovuto mettere a studiare. Non l’avrei mai fatto, dato che dopo circa dieci minuti la serie fu interrotta bruscamente dall’edizione straordinaria di “Studio Aperto”. Il contrasto tra i due generi, assolutamente contrapposti, inizialmente non fu troppo evidente. Le immagini raccontavano di una torre in fiamme, colpita da un aereo schiantatosi probabilmente a causa di un errore umano del pilota. Ma il vero shock giunse a breve, quando in diretta avvenne lo schianto sulla seconda torre. Fu quello il momento in cui realizzai la gravità dell’accaduto: nessun incidente, bensì attacco terroristico. Da lì in poi sarebbe stato uno zapping continuo, contraddistinto da una forte sensazione di disagio, tristezza e confusione mentale che raggiunsero l’apice al momento del crollo delle Twins Towers.

PIER PAOLO FLAMMINI
Lavoravo per conto del Distretto Agroindustriale di San Benedetto: in quei pochi mesi cercavo di costruire una banca dati delle imprese e degli addetti impiegati nei settori. Stavo elaborando i dati nella camera della vecchia mansarda, e anche se avevo il collegamento internet, all’epoca – diversamente da oggi – non trascorrevo il tempo sempre in connessione (anche perché la velocità delle notizie era di gran lunga inferiore ad oggi). Fui distratto dal lavoro da una chiamata della ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie, la quale mi disse di accendere il televisore: la prima immagine che vidi richiamava chiaramente New York, ma ebbi un tremito pensando ad un attacco atomico. Forse è stato anche l’ultimo grande evento mondiale dove la televisione era lo snodo centrale dell’informazione: ora arriverebbe prima Internet con YouTube e social network che riporterebbero all’istante quel che avveniva.

CINZIA ROSATI
Era un assolato pomeriggio di settembre, di quelli che ancora regalano qualche scampolo d’estate. Ero a casa, con i miei genitori e una coppia di amici di Milano in vacanza. Tra una chiacchiera e l’altra in cucina, sopraggiunse un vicino di casa che ci annunciò: “C’è stato un attacco a New York, due aerei sono entrati nelle Twin Towers”. Accendemmo la tv e subito apparve l’immagine indelebile delle due torri fumanti. Nella stanza scese il gelo e il silenzio, e restammo a guardare, cercando di capire. Poi ad un tratto, il crollo. Quel primo palazzo che venne giù come un castello di carta resterà per sempre indelebile nella memoria. Poi quando anche la seconda torre si accasciò, realizzai che la storia del mondo aveva avuto una brusca virata. E che all’improvviso destini di intere nazioni sarebbero stati ridisegnati.

Ricordo le immagini frenetiche trasmesse da tutti i canali tv, in edizioni speciali allestite in fretta e furia con giornalisti increduli e sconvolti per quanto stavano raccontando al mondo intero. Il fumo, i soccorsi, le macerie, i dispersi e l’Air Force One che si alzava in volo: segno che una nuova guerra era cominciata.

ANTONELLA RONCAROLO

Ci sono giorni in cui un avvenimento, anche se molto lontano, riesce a coinvolgere l’immaginario tanto da trasformarlo in  ‘data’ che rimarra’ per sempre impressa nella memoria.
Per mia fortuna mi diletto nella scrittura e spesso utilizzo queste ‘date’ come chiusura delle storie che racconto, soprattutto quando voglio rendere facilmente riconoscibile ai lettori la drammaticita’ della storia.
Non potevo quindi non utilizzare la data dell’11 settembre in un racconto lungo pubblicato nel mio ultimo libro ‘Il giardino incantato‘.
Come fu la mia giornata in quel giorno in cui il mondo si è fermato? Banale come quasi sempre accade.
La mia seconda figlia Chiara aveva sei anni e il pomeriggio guardavamo abbracciate sul divano la ‘Melevisione’, un programma per bambini su Rai Tre. La trasmissione si interruppe e comparirono sullo schermo le immagini di quei due aerei, che come coltelli infilzavano i grattacieli. Poi il fumo, gli uomini che cadevano come pupazzi a terra. E di nuovo le stesse immagini a ripetizione.
E le domande della mia bambina senza risposta. Spensi il televisore. Ancora oggi mi chiedo perché tutti i canali trasmettessero in contemporanea sempre le stesse immagini, come a volerci ipnotizzare, come per narcotizzarci di fronte a una tragedia annunciata.

ROBERTO ISOPI
Quel pomeriggio ero allo chalet Bagno delle Stelle a Grottammare e già si vociferava di un aereo che
aveva colpito la Torre nord, ma in maniera un po’ confusa si diceva che fosse stata colpita la torre dell’aeroporto di New York, per cui inizialmente pensavo ad un incidente.
Tornando in auto a casa senti il primo Gr e si parlava appunto dell’aereo abbattutosi su una Twin Tower , arrivato a casa quasi in diretta seppi tramite il Tg di Mentana che anche l’altra torre era stata colpita e mi si gelò il sangue. Gli eventi venivano descritti rapidamente, si parlò subito del terzo aereo caduto sul Pentagono e dell’altro destinato alla Casa Bianca.
Non dimenticherò mai le immagini dei crolli e delle persone in fuga o che addirittura si gettavano nel vuoto, furono immagini che mi rimasero impresse per giorni e giorni. Eppure, già da quel giorno, ebbi un senso di impotenza e di dubbio sul fatto che la più grande potenza militare e di intelligence del mondo avesse potuto subire un attacco del genere senza nessuna reazione. Il tutto è poi sfociato in una serie di approfondimenti personali grazie a siti web che non si sono fermati davanti al clamore suscitato dalla morte di migliaia di persone, e che mi hanno permesso di rispondere alle mie domande, prima tra tutti “a chi è giovato”. Spero che la verità venga presto alla luce.

LEONARDO DELLE NOCI

Ero in camera mia a guardare delle puntate registrate dei “Simpson” quando ad un tratto la mia attenzione si spostò su un dialogo che stava avvenendo tra mia madre e la vicina di casa: le parole “America,torri,esplosioni” mi fecero intuire che c’era qualcosa che non andava, accesi la tv e vidi le immagini delle torri in fiamme. Subito dopo mi chiamò al telefono Fabio, un mio amico,
mi chiese se appunto stavo vedendo la televisione  e infantilmente (avevamo 15 anni all’epoca) sdrammatizzammo dicendo che sembrava un film. Poco dopo mi recai a casa di un altro amico mio, Andrea, e in attesa di andare insieme all’ allenamento di calcio guardammo in diretta le torri crollare. Lo stupore ci colse entrambi naturalmente. Quando salimmo in macchina del nostro mister una frase di uno speaker alla radio mi fece raggelare: “Potrebbe essere l’inizio della terza guerra mondiale.” . Giunti all’allenamento con il resto dei
compagni non si parlava d’altro e mentre ci allenavamo arrivavano voci sempre più discordanti e preoccupanti riguardo ad altri attentati terroristici in tutto il mondo. Tornato a casa cenai e notai il silenzio preoccupante della
mia famiglia riguardo ad alcune mie domande su cosa sarebbe potuto succedere dopo quel tragico evento . Decisi di uscire insieme con un paio di amici, Andrea e Daniele, e mentre passeggiavamo sul lungomare di Grottammare si sentiva nell’aria un’atmosfera triste e pesante dovuta certamente a quello che era appena successo a New York, un misto di malinconia e amarezza era ormai dentro tutti noi. A distanza di ormai 10 anni i dubbi su quello che è successo realmente quel giorno negli U.S.A. crescono sempre più. Ho guardato tanti documentari, video e riflessioni su questa brutta vicenda e sono quasi sicuro che ci sono ombre molto scure, quasi una sorta di auto-attentato per tutti i soliti ormai noti interessi che gli americani prediligono(petrolio e comando supremo in primis). Un inganno globale per lo speculare di pochi e il sacrificio ingiusto di molti innocenti.

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