SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A lavoro il 25 aprile, il 1°maggio e il 2 giugno? Una probabilità che potrebbe essere confermata qualora fosse approvata la manovra economica di Ferragosto varata dal Governo per far fronte alla grave crisi che ha coinvolto l’Europa negli ultimi mesi. Un’idea che non piace affatto agli operatori turistici della Confcommercio a cui si associa anche il parere contrario di Federalberghi che a detta del suo presidente provinciale Ferdinando Ciabattoni, rappresenta un “colpo basso per il turismo Piceno che proprio non ci voleva”.

Malgrado la moderata soddisfazione per l’andamento della stagione estiva favorita da buone condizioni climatiche soprattutto nel mese di Agosto, gli albergatori esprimono una certa preoccupazione per l’eventuale cancellazione della festa della Liberazione, quella dei Lavoratori fino a quella della Repubblica, le quali verrebbero “accorpate” alle domeniche.

“Le vacanze brevi durante l’anno – dichiara il presidente Ciabattoni – rappresentano una fonte di guadagno per il settore, soprattutto per il fatto che i vacanzieri si muovono per il ponte del 25 aprile così come per quello del 2 giugno restando in Italia. Cancellare questa possibilità – aggiunge Ciabattoni – vuol dire togliere ossigeno al settore, seppur siamo coscienti che in periodi come questi è giusto ‘tirare la cinghia’ ma una legge del genere, determina una perdita sicura per l’economia del Paese con un’evidente penalizzazione per il Piceno che invece dovrebbe vivere di turismo tutto l’anno”.

Sull’argomento interviene anche il direttore di Confcommercio Giorgio Fiori, il quale individua il ponte di primavera – periodo compreso tra il 25 aprile e il 1°maggio 2012 – il colpo più duro per gli alberghi, ristoranti e agriturismi. “L’anno prossimo – sottolinea Fiori – il 2 giugno sarà di sabato e i santi patroni di Roma e Milano cadranno entrambi di venerdì, per cui l’unico effetto rilevante sui ponti si concentra proprio tra la festa della Liberazione e quella dei lavoratori. Sulla base dei flussi turistici passati – prosegue Fiori – è stato ipotizzato che in quel periodo si spostano in media circa nove milioni di persone e un eventuale taglio di queste festività non religiose metterebbero a dura prova la fonte d’incassi per il settore. Ci auguriamo che questa possibilità venga adeguatamente rivista – conclude Fiori – e che si riesca a far conciliare le necessità dello Stato con quelle degli operatori turistici”.

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