Turismo. Questo mio editoriale sembra una provocazione (anche il marchio che proponiamo per gioco ma mica tanto) invece non lo è perché sto per scrivere di un qualcosa che s’ha da fare e basta.
Sopratutto perché tutti i territori turistici più evoluti (noi purtroppo abbiamo perso diversi tram) fanno così in modo naturale da diversi anni.
Mi sa dire qualche esperto perché un turista, con l’offerta attuale estera, ma anche nazionale, viene in vacanza  da noi?
Quaranta anni fa in Italia le spiagge lunghe e larghe e con sabbia fine come la nostra non arrivavano a 10: a nord la più vicina era Senigallia, a sud bisognava arrivare in Puglia perché la stessa Pescara era poca cosa. Come turismo di massa la concorrenza era scarsissima.
Oggi non è più così e per questo motivo anche Rimini, che non ne avrebbe bisogno, non vende più soltanto sole e mare bensì un intero territorio: la Romagna tutta. Il vantaggio, infatti, di aver vicino Bologna non è più un valore assoluto grazie ad una viabilità sensibilmente migliorata.
Gli altri si attrezzano, o meglio usano di più il cervello, mentre San Benedetto del Tronto e dintorni sonnecchiano tra botte e risposte insite in un campanilismo, ridicolo e deleterio nel terzo millennio.
Abbiamo praticamente messo una marcia indietro che aumenta le distanze, gli altri non solo vanno avanti, ma corrono.
In questi giorni ho sentito tanti pareri, spesso diversi e contrastanti, sull’andamento dell’estate 2011 per cui mi permetto di dire la mia.
La stagione è decollata il 5 agosto e qui occorre una piccola riflessione magari utile per il futuro: perché tra la fine di luglio ed i primissimi giorni di agosto il numero di presenze tocca punti molto bassi, nonostante l’alta stagione?
E’ andata bene alla Notte Bianca, un po’ meno alla “Madonna della Marina”.
In generale però i motivi veri del maggiore afflusso, secondo me, non sono dovuti ad un miglioramento della promozione o a qualche bella trovata della miriade di responsabili del turismo rivierasco e Piceno.
Il caldo e giornate bellissime, mai vissute dopo il 15 agosto, sono state il traino naturale per ritardare qualche partenza e per chi, prima di andare in vacanza, “studia” meteorologia.
Il motivo dominante è stato però un altro che potrebbe però rivelarsi come l’eccezione che conferma la regola: innanzitutto la rivoluzione africana che ha aumentato il potenziale di vacanzieri in Italia. Un aspetto che tutti conoscono ma che nessuno dice perché potrebbe diventare la cartina al tornasole di un entusiasmo basato sulla precarietà e non su un processo stabile e conquistato con opere e idee.
Torno brevissimamente al concreto e cioè a cosa è indispensabile per sopravvivere turisticamente. Al di là di come far arrivare i giovani, a come diventare il paradiso di famiglie e bambini, a come diventare esteticamente più belli.
Bisogna assolutamente riuscire a far considerare il piceno un riferimento (in inglese dicono brand) unico che comprenda tutte le potenzialità di un territorio che va da Arquata a San Benedetto del Tronto e da Amandola a Massignano, senza più iniziative isolate da chi, in detta zona, ha uffici turistici o iat o consorzi e così via.
L’ideale sarebbe un organismo ristretto eletto dai vari amministratori pubblici al quale delegare la responsabilità di far decollare Piceno e tutte le sue bellezze rappresentate da mare, laghi, colline uniche, monti, l’arte ora quasi invisibile e da tanta storia.
A chi dice che anche altri territori hanno caratteristiche così complete come le nostre o migliori, rispondo che sarà sicuramente così ma lui… come lo sa?

P.S. Mi piace ricordare il titolo del primo numero di Sambenedetto Oggi, (l’attuale Riviera Oggi cartaceo) “Palme e mare non bastano più”. Era il 18 luglio 1992!

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