Intervista a cura di Massimo Falcioni. Riprese e montaggio a cura di Maria Josè Fernandez Moreno. Per visualizzare l’intervista, clicca sull’icona rettangolare in basso a destra

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al Palariviera sta trascinando l’If Tv con la sua ironia tutta livornese, al fianco delle star di turno che quotidianamente intrattengono il pubblico nel Late Show di tarda sera. Quarantacinque anni, con un lungo amore per la radio che ancora oggi “frequenta”, Giacomo Valenti è divenuto popolarissimo anche in televisione dove, forse considerati i trascorsi, preferisce comunque imporsi con la sola voce, tra wrestling, candid camera e partite di poker.

Ha senso un festival di questo tipo, quando poi ci si affida a format stranieri?

“Assolutamente sì. Ti posso assicurare che gli addetti ai lavori veri non partono da Roma e Milano per una settimana di vacanza; vengono con la consapevolezza che ci possa essere qualcosa di forte. E in effetti, indipendentemente dai mezzi, si possono cogliere scintille di creatività molto forti. Sui format, credo esista un giro di notevole ed un mercato ampio al giorno d’oggi”.

Però sono sempre più quelli importati che quelli esportati.

“Non è vero, ci sono molte trasmissioni esportate. Ci sono anche prodotti che vengono fregati, ma ciò fa parte del libero mercato”

Sei il conduttore di “Poker1mania”, a cui dai la voce fuoricampo. Tre anni fa sarebbe stato impensabile proporre un programma del genere. Come spieghi il suo successo?

“Pokermania è del 2007. E’ un gioco dove esiste l’abilità delle persone; è la metafora della vita il poker. C’è il momento in cui devi essere forte, concentrato, fortunato. Mi diverte moltissimo commentarlo. All’inizio non ero convinto, ora mi piace da matti entrare nella capoccia altrui e rimanere in quel brivido. Purché siano sempre giochi fatti con la testa”.

Si parla tanto di Sky come nuovo mondo per dare spazio a nuove idee. Non pensi tuttavia che la frammentazione eccessiva di canali blocchi questa nuova realtà?

“Riflettevo l’altro giorno vedendo mio figlio. Mi sono chiesto quale sarà il suo mezzo tra dieci anni. Io non penso – e lo dico da addetto ai lavori – che sarà la televisione. Sì, sarà importante. Però credo che ognuno si creerà il proprio palinsesto”.

Con l’innesto di questo palinsesto personale, l’Auditel perderà quindi di senso?

“Secondo me ad un certo momento ci sarà una differenziazione. Avremo le tv generaliste, le tv satellitari e il palinsesto personale. Ciò vuol dire che dovrai essere bravo a fare questo mestiere. Non saremo più imposti, ci sarà una selezione molto ampia”.

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