Costi politica. Come spiegare la necessità di sopprimere tutte le province e i comuni sotto un certo numero di abitanti? “Concentrando le competenze nelle regioni e nei comuni che abbiamo dimensioni adeguate, lasciando nei più piccoli i municipi (già previsti nella Legge 142 del 1990) con una rappresentanza elettiva e alcune funzioni che sono in grado di esercitare” e ancora “Il risparmio nelle spese e nelle procedure è evidente; sarebbe più facile individuare le responsabilità politiche e amministrative e più effettiva, quindi, la democrazia anche attraverso il federalismo fiscale“.

Ho appositamente evidenziato una frase perché la ritengo uno dei miei “cavalli di battaglia”, forse il motivo dei motivi per giustificare il taglio della sovrabbondanza di persone che fanno vita da nababbi, vivono, sopravvivono o… lucrano con la politica. Infatti oggi il numero è talmente alto e le competenze talmente ramificate che individuare il “male” è un’impresa titanica. Viene offuscato anche il “bene” confondendo le idee agli organi di informazione seri, figuriamoci ai cittadini. Senza considerare che oggi il “bene” è talmente in minoranza (perché per questi stessi motivi molti si allontanano o non si avvicinano alla politica) che per il “male” farlo fuori è un gioco da ragazzi. Un radicale taglio all’americana sarebbe un grande deterrente per chi oggi riesce a mascherare con facilità la propria inutilità ed incompetenza.

Giusto per chi non lo ha capito, le frasi in corsivo e tra virgolette con cui ho iniziato il DisAppunto non sono mie. Le ho tratte da Il Messaggero e portano la firma di Giampaolo Rossi, professore di diritto amministrativo-Università Roma Tre.

Lascio la parola ai lettori, specialmente a coloro che non vedono nessun problema nella “quantità” degli amministratori della politica.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 529 volte, 1 oggi)