SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Taglio del nastro per l’If Tv che nella giornata di martedì ha sì proseguito la trasmissione dei pilot in concorso, ma soprattutto inaugurato gli workshop di settore, gli speed dating ed i Late Show del dopocena.

Ben sedici i numeri zero presentati, con il pubblico affluito in massa specialmente a partire dalle 21, quando sono stati proiettati “4K” del sambenedettese Perotti (prima puntata di un progetto a lunga serialità sul mondo del poker), “Le ombre” di Di Berardino e Carrano (dal titolo decisamente eloquente), “Wanda e Pipo” di Colangelo (gag a fumetti), “Alex Bros” di Gatto e “Faccialibro” di Luzardi, quest’ultima riuscita situation comedy a telecamera fissa rivolta al mondo di Facebook. Tanti gli applausi, tra cui quelli dell’assessore alla Cultura e al Turismo, Margherita Sorge, accorsa al Palariviera in serata e letteralmente entusiasta del festival.

Nel pomeriggio invece, è stato il regista Riccardo Recchia ad attirare numerosi appassionati, per un seminario a tema a cui ha partecipato anche il collega Duccio Forzano, in collegamento via Skype in quanto diventato padre da pochissime ore.

“Per Love Bugs la produzione mi chiedeva di girare almeno 6 minuti al giorno”, ha rivelato Recchia. “Sembra poco, ma in realtà non lo è. Fra una scena e l’altra c’è da provvedere agli allestimenti del set che ogni volta richiedono non meno di 40 minuti di tempo”. Un prodotto, quello con Solfrizzi e la Surina che era legato ad un format registrato da cui era assolutamente vietato allontanarsi: “Imponevano la telecamera bloccata con i due protagonisti che dovevano essere sempre presenti in primo piano e tutto il resto che gli girava attorno”. Immancabili gli aneddoti: “Spesso capita di registrare stesse scene in giorni diversi. Zelig ad esempio lo giriamo il lunedì e martedì e succede che di in fase di montaggio si accostino e si mescolino le scene. Accadde che Bisio nella stessa scena fosse vestito diversamente. Purtroppo può succedere. Ecco allora che vicino al regista c’è fissa una segretaria di edizione che trascrive e memorizza tutti i particolari di un’inquadratura”. Parola poi a Forzano (“Il regista bravo è quello invisibile, che non si vede”) che incalzato dalle domande della platea, ha rivelato i particolari del proprio ingresso a “Che tempo che fa”.

“La genesi è molto curiosa. Mi chiamarono nella stagione 2005-2006; cambiai tutto. Feci smontare la scenografia fatta di parquet e proposi una scatola grigia, con la scrivania di Fazio che divenne mobile per guadagnare spazio”.

Chiusura in bellezza con l’annunciato intervento di Gene Gnocchi, accompagnato da Giacomo Valenti e dall’immancabile ironia fatta di toni compassati ed irresistibili e surreali paradossi: “Mi piace raccontare robe strane. Amo citare aspetti della realtà e lavorarli in maniera grottesca”.

Mercoledì spazio al comico romagnolo di “Zelig” Giuseppe Giacobazzi e al workshop sulla sceneggiatura televisiva con Maurizio Sangalli e Renata Avidano

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