ANCONA – Dagli uffici di palazzo Raffaello la Regione ribadisce che l’imposta sulle concessioni del demanio marittimo deriva da una legge nazionale che nelle Marche è stata applicata con l’aliquota media del 10% rispetto alla banda 5-15%.

Il suo presupposto oggettivo è la “concessione su beni del demanio e patrimonio disponibile dello Stato”, indipendentemente dall’autorità amministrativa che la pone in essere.

Se la norma che istituisce l’imposta, contenuta nella legge finanziaria 2008 della Regione Marche (L. R. n.19/2007), non fosse stata legittima, sarebbe già stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; ciò non è avvenuto a distanza di tre anni dalla sua applicazione, come peraltro per le leggi della maggior parte delle regioni che l’avevano già applicata.

L’imposta decorre dal 1°gennaio 2008 ed è stata pagata regolarmente da tutti i soggetti passivi, ad eccezione di quelli che fanno riferimento alle aree portuali. Siamo ormai al quarto anno.

Non è vero dunque che la Regione l’ha applicata dopo tre anni, ribadisce Ancona; sono gli avvisi di accertamento che per legge vanno inviati entro tre anni, pena la decadenza dell’imposta.

Ogni norma di carattere fiscale, che preveda imposizioni a carico di soggetti passivi, non è mai ben accetta, ma ciò non significa che sia ingiusta o inopportuna.

In quanto all’applicazione che ne viene fatta in altre aree portuali, sia la Toscana che l’Emilia Romagna , con proprie leggi specifiche, prevedono l’applicazione dell’imposta anche nelle aree portuali, nel secondo caso con alcune eccezioni riguardanti le tipologie di concessione.

Che poi alcune imprese delle aree portuali delle due Regioni e le stesse autorità portuali di riferimento non intendano applicarla è un altro discorso: le eventuali controversie troveranno composizione in sede di giurisdizione tributaria, come sta avvenendo anche in Toscana in queste settimane.

La Regione ribadisce altresì, in questo fase di acuta difficoltà economica la propria disponibilità, nel rispetto dei doveri di legge, a discutere di tutte le possibili forme di attenuazione degli effetti che l’applicazione dell’imposta può determinare sugli operatori delle aree portuali.

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