SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Reflui di acqua e idrocarburi nelle fogne dal pozzo di estrazione di gas in contrada Montecretaccio, esalazioni pessime e difficilmente definibili come “salubri” nell’aria circostante, il Movimento Cinque Stelle torna a dare l’allarme e a sollecitare controlli e azioni da parte dei vari organi competenti.
Un gruppo di cittadini residenti nelle vicinanze, rappresentato dall’avvocato Sergio Gabrielli, ha inviato un esposto alla Procura di Ascoli, alla Prefettura e per conoscenza ad Arpam, Vigili del Fuoco, Ciip, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri.
Fino al settembre del 2010, i reflui dell’estrazione del gas venivano evacuati da parte di autocisterne, che poi le conferivano nelle discariche per i rifiuti speciali. Ora non accade più così, e i residenti continuano ad avvertire delle esalazioni tremende (clicca qui per un servizio video che lo testimonia). Si tratta del reflusso dei gas che attraverso gli scarichi dei bagni fuoriescono fin dentro le vicine abitazioni, oltre ad ammorbare l’aria.
Afferma il consigliere comunale del Cinque Stelle, Maria Rosa Ferritto: “La gente ha malori ed è preoccupatissima. Ho richiesto di accedere agli atti presenti in Comune, ma molte carte non sono visionabili in quanto a seguito di una denuncia di un cittadino nel novembre 2010 è stata aperta una indagine dalla Procura”.
Il panorama descritto dalla Ferritto e dai colleghi di Movimento Riego Gambini e Peppe Giorgini offrirebbe un continuo rimpallo di responsabilità e competenze fra i vari enti pubblici coinvolti nella vicenda.
Si cita un controllo dei Vigili del Fuoco sulle fognature, secondo il quale solo in particolari condizioni (scarsa quantità di liquidi, temperature molto alte) i reflui sarebbero anche infiammabili.
Si mostrano foto di pini vicini al pozzo, evidentemente e inquietantemente sfioriti e in pessime condizioni di salute.
Si citano dei controlli dell’Arpam sulle emissioni gassose nella zona, abbastanza alte rispetto ai limiti, sostiene la Ferritto: “La Ciip, responsabile del sistema fognario, ha semplicemente diffidato la Adriatica Idrocarburi (gruppo Eni), che ha in uso il pozzo. Ma qui non è forse il caso di imporre una sospensione dello sversamento di reflui nelle fogne, imponendo di ripristinare lo smaltimento tramite autocisterne?”.
Prosegue il consigliere Ferritto: “La Ciip, secondo quanto ci risulta, chiede all’Arpam di verificare se sussistano pericoli per le persone e l’ambiente, ma l’Arpam dichiara che la competenza di queste segnalazioni è dell’Asur. Il Comune si sta muovendo, si sta impegnando anche il consigliere delegato all’Ambiente Andrea Marinucci”.

L’ipotesi di tornare alle autobotti non sembra all’ordine del giorno, secondo il Cinque Stelle. Sembra che l’Arpam abbia proposto alla Ciip di inserire (con spesa a carico della Ciip stessa, quindi soldi pubblici) delle “valvole di non ritorno” nelle condutture fognarie, in modo da impedire il riflusso di gas nelle abitazioni.
Stando a quanto afferma la Ferritto, il Comune avrebbe appena inviato alla Ciip una intimazione formale a risolvere il problema con le valvole entro sette giorni. Pena la sospensione degli sversamenti.
Ma il depuratore idrico, si chiede Peppe Giorgini, è in grado di smaltire queste acque miste a idrocarburi? La salubrità del mare è in pericolo oppure no? E ancora, altro dubbio a lungo termine. “Se per un pozzo di gas tutto sommato piccolo dobbiamo assistere a queste vicende, come possiamo stare tranquilli rispetto al progetto, di cui si parla sempre meno ma è in corso, del mega deposito di stoccaggio del gas metano nelle viscere del giacimento esaurito che sta sotto alla zona Agraria?”.
Riego Gambini insiste sul tema della balneabilità: “Perché il sito dell’Arpam continua a non mostrare aggiornati i dati sulla balneabilità?”.

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