VAL VIBRATA – “Sbagliato l’atteggiamento dei sindaci di centrosinistra”: sullo scontro che si sta vivendo in seno all’Unione dei Comuni della Val Vibrata tra i sindaci di centrodestra e il presidente Pompizi da un lato e i tre sindaci di centrosinistra Giovannelli, Pepe e Scarpantonio dall’altro, interviene il giornalista Michele Narcisi con una lettera aperta. La riportiamo integralmente:

“Caro Direttore,

mi voglio inserire in punta di piedi (e anche, se ci riesco, di penna) nella discussione che si è accesa intorno al problema del vertice dell’Unione dei Comuni Val Vibrata, che doveva essere una Città territorio che abbraccia (in tutti i sensi) i dodici Comuni della vallata. Una premessa appare d’obbligo: se il progetto di unire varie realtà per contare di più, per avere un peso maggiore dal punto di vista economico e politico, è abortito o, comunque, pesa poco, la colpa è un po’ di tutti. Di chi, in buona sostanza, fa ancora del campanilismo, difende la propria parrocchietta senza avere prospettive di medio e lungo termine. Insomma, litigare in merito alla collocazione della sede, o per dove far nascere un ufficio, un recapito, una scuola, un ente qualsiasi, quando la Val Vibrata è piccola e i centri tutti facilmente raggiungibili, è cosa sbagliata. Come sbagliata – entro in tema- è la divisione che si sta verificando a livello di presidenza e vice-presidenza dell’Unione dei Comuni. Senza inutili giri di parole, da sinistra dico che è sbagliato l’atteggiamento dei tre sindaci di centrosinistra – Franchino Giovannelli, Dino Pepe e il “prode” Mauro Scarpantonio – di salire sull’Aventino e non accettare la carica di vice-presidente, minacciando, per giunta, di non partecipare più alle riunioni o assemblee o Giunte. Sbagliato per almeno due ragioni. Primo, perché il centrosinistra ha avuto la presidenza per diversi lustri, da sempre si potrebbe a ragione dire, senza che l’organismo intercomunale (o sovracomunale?) decollasse. In secondo luogo perché, in una fase di debolezza politica ed istituzionale (di rappresentanza) come l’attuale, di tutto ci sarebbe bisogno tranne che di dividersi.

Si sostiene a sinistra: non contiamo nulla, le divisioni non sono partecipate, la vallata è in declino, la sanità segna il passo. D’accordo, ma tirandosi fuori, protestando platealmente cosa si ottiene? Alberto Pompizi, che rimane un socialista per me molto poco berlusconiano, ha fatto appello all’unità, dicendosi disponibile a recepire le critiche e le proposte dei sindaci dissidenti. Perché non andare a vedere il “piatto”? Se si tratta di bluff verrebbe scoperto, no?

Un’ultima annotazione, in verità amara: se in pochi lustri il centro-sinistra ha perso la gestione di tanti Comuni, una ragione ci sarà. Riflessi della politica nazionale? A mio modesto parere molto relativamente. la verità nuda e cruda è che si è perso il contatto con la gente, con la società civile, con le varie categorie produttive. E l’arroganza non paga mai. Quel convincimento, sottile, di essere sempre i migliori non paga proprio. D’altronde, il fatto che dove si creano associazioni, dove si coinvolge la gente in progetti credibili, si vincono le elezioni comunali dovrebbe insegnare qualcosa a tutti. La gente, il popolo, i cittadini vogliono partecipare, contare di più. E, come san Tommaso, toccare con mano…”

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