SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sulle nostre tavole sono servite da oggi due delle pietanze tipiche della nostra tradizione culinaria marittima, quali l’ostrica picena e la cozza sambenedettese che conquistano entrambe la certificazione bio.

A seguito di uno studio scientifico portato avanti da alcuni docenti del dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Camerino – fra cui Alberto Felici, Alessandra Roncarati e Paolo Melotti – sono stati presi in considerazione i requisiti qualitativi dei molluschi allevati lungo la fascia costiera picena e, dai campioni esaminati a intervalli stagionali, si sono riscontrate delle caratteristiche organolettiche di grande interesse, vista la presenza massiccia di proteine ad alto valore biologico fra cui gli omega 3, quegli acidi grassi essenziali indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo e i fitosteroli che contribuiscono a mantenere basso il livello del colesterolo.

L’itticoltura della cozza sambenedettese e dell’ostrica picena, è gestita dalla società cooperativa Mitilpesca, la quale opera in mare aperto a circa due o tre miglia dalla costa attraverso un impianto disposto su un’imbarcazione attrezzata alla lavorazione di questi molluschi.
“Le due eccellenze del nostro mare – dichiara il presidente di Mitilpesca Silvio Ernani D’Apice – conquistano oggi la certificazione bio perché sono prodotti provenienti da un’acqua marina incontaminata. Il mio ringraziamento va anche al nostro partner commerciale AmiciMar e al suo rappresentante Renzo Pellei visto che una volta lavorati, questi molluschi sono a chilometri zero, poiché passano direttamente negli impianti di distribuzione di questa ditta. Il mio ringraziamento va anche alla Regione Marche per via dei fondi comunitari ottenuti per finanziare questo tipo di progetti”.

“Quest’iniziativa – dichiara l’assessore alle Attività Produttive Fabio Urbinati – è il risultato della straordinaria qualità dei prodotti ittici del nostro territorio. Considerato il periodo di forte crisi per il settore, bisogna considerare il notevole gap tra i prodotti agricoli e quelli ittici. Nell’agricoltura – prosegue l’assessore Urbinati – è semplice delineare i confini di appartenenza di un prodotto mentre per il mare spesso non è così. Dal 2013 grazie ai fondi G.a.c. – dei gruppi di azione costiera formati da enti istituzionali quali comuni, province e associazioni di categoria – saranno disponibili dei finanziamenti dell’Unione Europea a sostegno dell’itticoltura e della sua qualità”.

E a proposito di qualità, non è mancata una riflessione riguardo alla tracciabilità del pesce, “da un articolo di qualche giorno fa – dichiara l’assessore regionale alle Attività Produttive Antonio Canzian – è emerso che il 70% dei prodotti ittici provengono dall’oriente, una zona del globo dove non vi è il massimo della salubrità. Oltre a questo bisogna considerare che il pesce provenienti da queste zone viene poi spacciato come prodotti di qualità”.

Non meno importante è poi l’aspetto sanitario. Cesare Ciccarelli, del dipartimento di Prevenzione dell’Asur Marche Zona Territoriale 12, ci spiega come questi molluschi vengono classificati in seguito ai controlli svolti dai servizi sanitari delle diverse zone territoriali. La Zona A, ad esempio, rappresenta la qualità migliore dei mitili che una volta pescati possono essere commercializzati. La zona B, invece, indica quella categoria di molluschi che necessitano di un controllo.
“Queste categorie – dichiara Cesare Ciccarelli – dipendono anche dalle zone lungo la costa dove sono presenti i molluschi e se questi possono essere raccolti o meno, come ad esempio la zona del fiume Tronto o quella del porto. Anche se, nel corso dell’anno, non mancano poi i controlli per rilevare le condizioni biologiche e chimiche del mare considerato il costante mutamento dei parametri microbiologici”.

Ad AmiciMar, spetterà dunque la distribuzione della cozza sambenedettese e dell’ostrica picena bio e avere sulla nostra tavola l’Adriatico migliore che è nel nostro territorio.

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