dal settimanale Riviera Oggi Estate numero 880

ALBA ADRIATICA – Abbiamo intervistato il velista Oscar Puntiroli, che insieme al suo compagno d’avventura Pavol Dudek, slovacco, sta portando a termine il “Giro d’Italia” a bordo di un catamarano Mattia Esse. Tra mille difficoltà e l’amore per il mare e la natura, domenica 17 luglio hanno raggiunto il Circolo Nautico di Alba Adriatica per poi ripartire per Porto San Giorgio.

Cos’è il vostro “Giro d’Italia” e quale itinerario prevede?
“Io e Pavol siamo partiti da Genova il 21 giugno, con due giorni di ritardo a causa del maltempo, a bordo di un catamarano, prevedendo di circumnavigare tutta la Penisola fino ad approdare a Cervia, la mia città. Abbiamo fatto tante tappe prima di arrivare qui ad Alba Adriatica, tappe un po’ prestabilite e un po’ casuali, in base a dove il vento riusciva a portarci, perché siamo completamente a vela. L’arrivo è previsto per il 30 a Cesenatico ed il 31 a Cervia”.
Che tipo di imbarcazione e che strumenti usate?
“Abbiamo un catamarano Mattia Esse 18 pollici da regata, che è la barca ideale per un’iniziativa del genere, perché ha una buonissima stabilità ed il vento sostenuto ti dà pochi problemi. Poi, ci abbiamo aggiunto dei pannelli fotovoltaici per l’alimentazione degli strumenti e due terrazze laterali. Abbiamo a bordo, poi, dei razzi di avvistamento ed una boa fumogena per la sicurezza. Le aggiunte hanno aumentato il peso del catamarano di 140 kg”.
E’ la prima iniziativa italiana del genere. Come mai la decisione di intraprendere un’avventura così?
“I motivi sono tanti. Io sono un istruttore di vela, un solitario innamorato dei catamarani. Non vedevo l’ora di farci un viaggio così lungo. Poi quest’anno è il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, quindi uno stimolo ed una scusa per partire. Un giorno ho chiamato Pavol per proporgli la mia idea e lui mi ha risposto subito di sì”.
Avete avuto grandi difficoltà?
“Si, perché vento instabile e mare grosso ci hanno fatto accumulare forti ritardi e provocato molte rotture negli strumenti dell’imbarcazione. Abbiamo dovuto tagliare un tratto in Calabria e Basilicata per rimanere nei tempi”.
Com’è la vita in un’avventura del genere, con tutti questi giorni in mare aperto?
“Non è facile. sapevamo a cosa andavamo incontro, però dopo un paio di settimane arriva la stanchezza. La nostra preparazione è cominciata a gennaio, prima col cibo, abituandoci agli integratori e dimagrendo di una decina di chili per mandare via lo stimolo della fame; poi siamo passati alla palestra e alle corse per aumentare il fiato. Dormiamo sul catamarano: poco prima del tramonto, appena troviamo un approdo o una spiaggetta, ci fermiamo e montiamo la tenda lì sopra”.
Come vi dividete i compiti in navigazione?
“Io faccio da timoniere, decido la rotta e le tappe, mentre Pavol regola le vele, guarda la rotta nel gps e controlla la stabilità”.
Come vi hanno accolto velisti e pubblico nei vostri approdi?
“Quella dell’accoglienza è stata la vera soddisfazione. Davvero non pensavamo di vedere tutto questo entusiasmo intorno a noi e al nostro Mattia Esse. E per chi è partito per portare a tutt’Italia la propria passione per la vela, questo è un grandissimo risultato”.
Come mai la scelta di fermarvi proprio al Circolo Nautico di Alba Adriatica?
“Quello di Alba è un circolo prevalentemente di catamarani Mattia Esse ed io che sono innamorato di questa categoria non potevo non fermarmi qui. Poi le nostre vele sono state realizzate da un velaio iscritto a questo circolo, che ho fatto impazzire con la mia scelta dei colori: blu, verde, bianco e rosso. Poi qui ci hanno accolto in maniera incredibile: alcuni velisti albensi ci hanno raggiunto in mare con i loro catamarani e ci hanno accompagnati fino a riva. E’ stata una festa della Vela”.
Cosa vi lascerà questa esperienza?
“Emozioni che non si dimenticano. Il silenzio, il rumore dell’acqua e del vento, il fatto che vai senza una propulsione umana, ma usi la natura che ti si mette a disposizione e ti trasporta. Tutto questo crea sensazioni uniche. E poi non scorderemo il calore della gente”.

Cassio Barbizzi, l’albense che ha realizzato le vele per Oscar e Pavol:
“Queste sono vele innovative ed uniche, costruite con materiali particolari, in grado di avere una maggiore resistenza. Mi sono ispirato al prototipo di una barca svedese di 60 piedi. Poi, in onore dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Oscar ha voluto vele che omaggiassero il Tricolore e l’azzurro: anche questo ha comportato un duro lavoro. E’ stato necessario lavorare notte e giorno per far arrivare le vele a Genova in tempo”.

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