SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha combattuto nell’esercito inglese per la liberazione dell’Italia dal Nazifascismo. Ha sposato una donna italiana e ora vive a San Benedetto, facendo il detective della memoria, studiando e ricercando atti, articoli di giornale, documenti, qualsiasi cosa possa servire a dare informazioni su chi dietro di sé ha lasciato suo malgrado solo oblio. Militi ignoti, soldati vittime del delirio della Guerra ai quali non è stata data sepoltura, riannoda fili di storie minori, ma drammaticissime e meritevoli di attenzione e ricordo.
Dedica le sue ampie energie intellettuali alla ricerca di tracce, percorsi di vita interrotti dalla Guerra. Ricostruisce storie che sessant’anni fa ebbero una Fine senza happy end, e senza sepoltura, senza una tomba in cui qualcuno possa piangere.
Ricostruisce storie e dà volto e sembianze a vicende rimaste misteriose.
Domenica scorsa Harry Shindler, assieme ai tanti amici inglesi che vivono nelle Marche, alla famiglia e ai nipoti (romani veraci, visto che il figlio di Harry, Maurizio, ha sposato una romana e vive nel capoluogo), Mister Shindler ha festeggiato il suo genetliaco con gioia, passione e signorilità presso l’hotel ristorante Carlo di Pagliare del Tronto.
A Roma Harry Shindler un giorno si accorge che, mentre in molti piccoli paesi italiani esistono monumenti e lapidi che ricordano la liberazione dall’orrore fascista e nazista, proprio nella città che rappresenta l’Italia nel mondo non c’è traccia di un simile evento se non una piccola placca semi nascosta tra l’erba di fronte al Foro Traiano.
Da qui l’idea di erigere un monumento dignitoso per dare giustizia al dovere di ricordare le tante giovani vite spese alla causa della Liberazione. Sia degli alleati sia degli italiani che li appoggiarono. L’idea piace a pochi, specie se l’intenzione è quella di erigerlo in Piazza Venezia. «Mi offrirono decine di alternative – ricorda Harry – ma io volevo, come gesto altamente simbolico, proprio la piazza da dove furono tenuti i più deliranti comizi dell’era fascista». Inizia l’iter lungo e tortuoso ma grazie alla sua tenacia ed all’aiuto dell’amico Mario Gullace e a Giuseppe Mannino Presidente del Consiglio comunale capitolino il monumento viene inaugurato il 2 giugno del 2006, lo stesso giorno in cui si celebra il 60° Anniversario della Repubblica Italiana, presenti le principali autorità militari e rappresentanze di ex combattenti alleati e partigiane.

Alla festa per i suoi 90 anni c’erano anche Giuseppe Mannino e il giornalista di Repubblica Marco Patucchi, assieme al quale Shindler ha appena pubblicato il libro ““La mia guerra non è finita” con la prestigiosa casa editrice Baldini Castoldi Dalai.
Tanti auguri a un grande amico dell’Italia, del Piceno e di Riviera Oggi.

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