SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Hotel Florence, quaranta anni di turismo familiare e buona cucina. La storica struttura delle famiglie Fanesi e Marsili domenica scorsa ha ricordato l’importante anniversario con una festa dedicata a ospiti vecchi e nuovi.
Dice la signora Maria Palanca, moglie di Serafino Fanesi, uno dei proprietari dell’hotel di via Grado.
“Abbiamo aperto il dieci luglio del 1971 e a quel tempo a fare turismo alberghiero a San Benedetto erano veramente in pochi. Pensi, abbiamo anche lanciato uno stile di arredamento interno, visto che il nostro arredatore poi ha lavorato per tanti altri hotel sorti negli anni successivi. I miei suoceri Vincenzo Fanesi e Ida Marsili furono dei veri pionieri, oggi per me questo hotel è come un secondo figlio”.
Le si illuminano gli occhi, alla signora Palanca, quando parla della propria clientela storica. Famiglie da Roma, da Perugia, dal Nord Italia, gente con bambini e persone dall’età più matura. Cosa cercano in questo esempio di industria alberghiera sambenedettese all’insegna del mix fra tradizione e modernità? “La gente che viene a villeggiare a San Benedetto cerca la tranquillità, il mare pulito, la sicurezza, la buona cucina. L’accoglienza, quella non passa mai di moda. Vedete, i locali e gli chalet si stanno organizzando bene, lavorano ottimamente per la movida che però a mio giudizio interessa di più la gente del posto e dell’hinterland. Negli anni ’80, invece, quando il turismo era anche più giovanile, tutta questa movida non c’era”.
Una curiosità sul nome dell’hotel. “Lo scegliemmo perché a quel tempo tutti nominavano le loro strutture con dei nomi di persone. Noi invece puntammo sul nome Florence prendendo spunto dalla marca di piastrelle che ordinammo. Inoltre mia suocera Ida amava tantissimo i fiori, perciò c’è questa assonanza. E l’impronta del suo gusto floreale è rimasta su questa struttura”.
Infine un giudizio sulla stagione turistica in corso. Buona, si vede a occhio nudo, no? “Si, c’è un ottimo afflusso turistico e abbiamo dovuto anche rinunciare ad alcune prenotazioni. Più italiani che stranieri, ma è una tendenza ormai classica. Forse i disordini nel Nord Africa scoraggiano le persone ad andare in quei posti, e noi ce ne gioviamo come concorrenza”.

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