SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La liberalizzazione dello shopping? Ben venga”. Gli assessori Fabio Urbinati e Margherita Sorge, rispettivamente con delega al Commercio e al Turismo, si schierano dalla parte di Michela Vittoria Brambilla, decisa ad eliminare i paletti nell’ambito degli orari e dei giorni di apertura dei negozi nelle città d’arte e nei Comuni a vocazione turistica.

Ma si rispettino i diritti dei lavoratori, ascoltando i sindacati e le associazioni di categoria”. Una precisazione dovuta, perché “tale rivoluzione porterebbe alla riorganizzazione dei tempi di lavoro e va fatta col consenso di tutti”.

Attualmente, lo Stato consente alle singole Regioni di emanare regolamenti in totale autonomia. Metodo che ha finito per forze di cose scontentato i paesi di confine, penalizzati da imposizioni a volte più sfavorevoli rispetto ai “vicini di casa” (Abruzzo nel nostro caso).

“L’idea del Ministro mi trova pienamente a favore – afferma Urbinati – sotto questo aspetto può risolvere molti problemi. Sarebbe ossigeno per il settore del commercio. Però è un discorso a 360 gradi che non può fare un’amministrazione comunale. Bisogna pensare ad un cammino nazionale, che porti magari alla ridiscussione dei contratti collettivi nazionali del lavoro. Gli accordi si possono trovare, ne sono sicuro”.

Di identico parere la Sorge, intenta anche lei a soffermarsi sul concetto di condivisione: “Va bene tutto, se serve per crescere. Ma la tutela dei dipendenti deve essere centrale. Non tutte le imprese a San Benedetto sono a conduzione familiare. Se non si sta attenti si rischia di creare una jungla. In momenti di grave crisi economica come questo bisogna evitare di predicare una eccessiva deregulation. Detto questo, spero si possa trovare una sintesi”.

Una dibattito destinato a proseguire e ad intensificarsi, soprattutto con l’approssimarsi del ferragosto, data simbolica in tal senso. Come già detto, in un sondaggio Ipsos del 7 luglio scorso il 78% degli intervistati ha dato un giudizio positivo all’iniziativa, rispetto ad un 21% contrario.

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