SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Coinvolgente, simpatico e protagonista di un’esibizione totalmente dal vivo di circa mezz’ora. E, visti certi predecessori, non era affatto scontato. A dodici mesi dalla prima esibizione”, Ivan Cattaneo si è ripresentato così allo Chalet Medusa, per un applauditissimo bis all’interno della rassegna “I love 80”, contornata esclusivamente da quelle celebri cover che ne sancirono la sua esplosione commerciale. “In serate come queste non posso fare altro, la gente si aspetta questo da me”. Ecco allora l’apertura (con abbigliamento e make-up a dir poco stravaganti) del mini-concerto con “Bang Bang”, seguita da “Amore disperato”, “Geghegè”, “ “Un ragazzo di strada”, “Io ho in mente te” e l’immancabile “Zebra a pois”. Poi però c’è l’altro Ivan, quello più autentico, ma allo stesso tempo meno conosciuto dalla massa.

In seguito all’album “Bandiera Gialla”, in cui reinterpretavi i grandi successi, attraversasti un momento difficile.

“Sì, faticai a riprendere il discorso di cantautore, a me caro. La gente ormai era abituata alle cover e non riuscii ad impormi con altre proposte musicali in cui magari credevo maggiormente”.

Facciamo un passo indietro: raccontaci i tuoi primi passi.

“Nasco come professore di Storia dell’Arte. Un viaggio a Londra però mi convinse a fare altre scelte. Assieme alla Premiata Forneria Marconi nacque l’idea di SuperIvan. Attorno a me avevo uno staff nuovo, che proponeva una formula buona, vincente”.

Quel Cattaneo era d’avanguardia.

“Proponevo testi dissacranti, giocosi, ironici, anche visionari. Come detto, ci furono le esperienze delle cover con due album per il grande pubblico, ma poi pure i primi esperimenti dei videoclip musicali”.

Parallelamente consigliavi anche i look ad altri artisti. Ci viene in mente un’emergente Anna Oxa.

“Anna l’ho rivista quest’anno, dopo oltre trent’anni. E’ stato bello. Sta cercando nuove strade, come me. In questo ci somigliamo. All’epoca venni contattato da persone che le stavano vicino. Mi dissero che c’era una ragazzina di Bari da lanciare e mi venne in mente di cucirle addosso il genere punk”.

Nel 2003 fu invece la volta di una collaborazione con la compianta Giuni Russo. Che ricordo hai?

“Giuni era una persona straordinaria, dolce, adorabile e molto fragile. Nonostante ciò aveva il suo caratterino! Pure lei era d’avanguardia, purtroppo fu rovinata dai successi commerciali come Un’estate al mare. Dopo certi brani è difficile riprendere dei discorsi e percorsi più seri ed intimisti”.

C’è un periodo specifico nel quale la tua creatività ha raggiunto il picco?

“Penso questo. Non ho smanie e mi sento libero di fare ciò che voglio, senza paletti. E non parlo solo di musica, ma anche di pittura e scultura”.

Del Cattaneo televisivo infine, che ci dici?

“Di tv non credo ne farò più. Nel 2004 partecipai a Music Farm, fu una bella cosa perché in fondo ci chiedevano di fare il nostro lavoro, cioè cantare. Era un programma molto carino. L’Isola dei famosi al contrario non mi piacque per niente. Durai appena 48 ore e poi me ne scappai”.

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