SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mattinata di pioggia, quella di martedì. Breve e intensissima, e i danni e i disagi non si sono risparmiati, come documentiamo cliccando qui. Di seguito, la lettera inviata ai quotidiani dal cittadino Pierfrancesco Troli, una efficace testimonianza dalla “prima linea”.

“Noi, cittadini del Protettorato della Laguna Veneta…

Sono anni che ascolto storie riguardanti alluvioni catastrofiche nella zona nord di San Benedetto del Tronto, specie nel tratto di strada che interseca via Roma con via Calatafimi. Non che non abbia mai dato peso a tutti i racconti e i resoconti giornalistici che mi venivano propinati, ma di certo li consideravo abbastanza “arricchiti” di particolari apocalittici.

Ora invece, da circa dieci giorni, il destino ha voluto che io sia un nuovo inquilino dello stabile che si trova in via Roma 119, sopra l’ottica Galilei per intenderci, perfettamente all’incrocio con via Calatafimi. E quello a cui ho assistito oggi, definirlo catastrofico e apocalittico mi sembra poco.

Dopo soli trenta minuti di pioggia, la “piscina comunale” che si era formata all’incrocio, poteva far invidia al complesso del Foro Italico a Roma. Ma la cosa disarmante e che veramente mi ha dato lo sprone a scrivere queste righe, è che a far fronte a tale catastrofe, perché in nessun altro modo è definibile, fossero solo i cittadini della zona. Negozianti armati di vanga e bastoni che cercavano di eliminare dal corso d’acqua rifiuti, cartoni e quant’altro (e non vi descrivo il “quant’altro”…) vi venisse trasportato; cittadini muniti di stivali da pesca che si sono improvvisati esperti idrici nell’aprire tombini; ragazzi armati di pettorina gialla che dirigevano il traffico che dalla stazione confluiva in via Roma, invitando tutti i mezzi a far retromarcia e transennando col nastro la zona “rossa”, con una scioltezza da far invidia alla Polizia Municipale di una metropoli. Il tutto da me documentato con foto e filmati, tanto per non far incorrere qualcuno nell’errore fatto da me negli anni precedenti.

Il tutto senza che un dipendente comunale, sia esso vigile urbano, dipendente di una azienda pubblica deputata ai lavori di manutenzione o chi di dovere, si presentasse sul luogo, nonostante le innumerevoli chiamate effettuate.

L’apice si è poi toccato con la protesta dei residenti che volevano bloccare il traffico dei mezzi pubblici urbani. Certo, un gesto clamoroso, eclatante, ma di certo comprensibile, vista l’esasperazione che montava in loro. Sono anni che si chiedono lavori di rinnovamento della rete fognaria, ma evidentemente le loro richieste hanno meno peso rispetto a quelle di un parcheggio con postazioni per la ricarica di veicoli elettrici, o di una pista ciclabile che sembra più una roulette russa per chi ne usufruisce.

E a chi chiedeva come potersi muovere in quell’inferno, la risposta di un attempato signore che dalla finestra osservava tutto, non è da biasimare poi tanto. “Siamo a Venezia, facciamoci una gondola!” ha risposto il simpatico vecchietto.

Ecco, io questo vorrei chiedere a chi di dovere. Oltre a voler sapere, tanto per scrupolo perché non credo che accada, se c’è qualcuno che pagherà per i danni subiti in giornata, siano essi materiali o morali, mi domando: dovrò cambiare la mia città di residenza e dotare me e la mia famiglia di gommone e gondola in previsione delle prossime alluvioni???

Bagnatissimi Saluti

Pierfrancesco Troli

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