SAN BENEDETTI DEL TRONTO – Uno dei più conosciuti meccanismi di difesa del corpo umano è la febbre, cioè l’innalzamento della temperatura corporea che contribuisce a limitare la replicazione dei virus. Una tecnica simile è stata studiata da un gruppo di ricercatori coreani dell’Università Yonsei di Seul, i quali hanno pubblicato i risultati dei loro esperimenti sulla rivista Nature lo scorso 26 giugno 2011.

L’idea alla base degli esperimenti è di surriscaldare in modo selettivo solo le cellule tumorali. Per ottenere questo scopo gli scienziati, guidati da Jinwoo Cheon, hanno utilizzato sui topi delle nanoparticelle magnetiche, piccoli grumi di ossido di ferro, iniettandole là dove è stato individuato il cancro.

Successivamente i topi sono stati inseriti in un campo magnetico che sollecita l’ossido di ferro facendogli aumentare la temperatura e surriscaldando così i tessuti malati di cancro. Contemporaneamente tutti gli altri tessuti sani rimangono ad una temperatura di sicurezza.

Praticamente sarebbe come il meccanismo utilizzato dal forno a microonde che eccita solo le molecole dell’acqua riscaldandole e lascia fredde le molecole di altra specie. Ingegnoso, ma ci sono ancora degli aspetti da approfondire. Il più preoccupante è quello relativo alla quantità di ossido di ferro che è possibile iniettare nel corpo umano.

Sembra infatti che oltre certi quantitativi si metta in moto il meccanismo di autodifesa del nostro corpo il quale comincia ad attaccare le nanoparticelle innescando così delle reazioni allergiche. Gli studiosi stanno tentando di utilizzare delle nanoparticelle in grado di surriscaldarsi di più di quelle impiegate finora riuscendo così a limitarne la quantità necessaria da iniettare negli esseri viventi.

Il risultato ottenuto con i topi è assai incoraggiante: il tumore immesso nell’addome delle cavie è sparito dopo quattro settimane dal trattamento e non si sono evidenziati effetti collaterali.

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