Ivano Pennesi, una vita dedicata al turismo. Dall’Azienda di Promozione Turistica, gestita per gran parte degli anni novanta fino alla sua soppressione, al ruolo da dirigente nel medesimo settore per Macerata, Ascoli, Civitanova Marche, Fermo e Porto San Giorgio. Oltre che San Benedetto ovviamente, a 75 anni ricopre tutt’oggi la carica di Presidente onorario della Pro Loco.

Innanzitutto, come considera l’appeal della riviera picena nel 2011?

L’appeal resta. La spiaggia, il lungomare e le palme hanno ancora il loro peso estetico.

Estetica  deturpata negli ultimi anni da murales e graffiti sempre più estesi. E’ preoccupato?

Sì, parecchio. Abbiamo superato i limiti ma nessuno prende  in considerazione il problema. Il nuovo assessore alle Politiche Giovanili Curzi dovrebbe intervenire.

Quanto è maturata, se è maturata, la nostra città negli ultimi venti anni?

Poco. Abbiamo addirittura perso alberghi che si sono trasformati in residence. Per un turismo congressuale non si può offrire una camera qualsiasi. Le esigenze non sono quelle di un turista balneare. Al contempo gli chalet, invece, si sono ammodernati.

Turismo congressuale. E’ rappresentabile da strutture come il PalaRiviera?

Il PalaRiviera è un punto di partenza ma non basta. Per ottenere presenze in bassa stagione servono studio e organizzazione che partano dal Piano Regolatore. Con un centro benessere, o di talassoterapia, per noi che abbiamo la fortuna di avere il mare, potremmo essere attivi tutto l’anno. Solo in quel caso si può parlare di prolungamento della stagione.

Pensa che San Benedetto si “venda” male al turista?

Esistono due tipi di turismo: quello di promozione e quello di accoglienza. Una volta che li hai convinti a venire devi saperli accogliere, e viceversa. San Benedetto si concentra prevalentemente sull’accoglienza, che prevale sulla promozione. Servirebbe equilibrio. Non siamo capaci di venderci, la promozione avviene tramite passaparola, non attraverso un Piano Marketing. Basti solo pensare a quanti paesi medievali abbiamo nelle vicinanze senza che nessuno lo sappia. Una volta che il turista è qui deve andarsi a cercare l’intrattenimento e, quando lo trova, si diverte. Ma non lo sa prima di venire.

Per la promozione cosa suggerisce?

Per cercare il turista servono movimenti, devi organizzare l’azione promozionale. Ma devi farlo in tempo, già un anno prima. Ora non c’è questo tipo di metodo. Bisogna andare alle fiere con proposte chiare, pacchetti pronti, iniziative precise e condivise.

Tra le sue distinzioni c’è pure quella tra turismo pendolare e soggiorno…

Certamente. Noi facciamo quasi solo turismo pendolare, che non dorme in albergo, non soggiorna. Porta ugualmente denaro ma non è la stessa cosa. Le due linee dovrebbero essere parallele. Il pendolarismo è una branca del turismo, non è il turismo.

Turismo religioso da una parte e movida dall’altra. Quale la ricetta ideale per la Riviera?

La nostra natura offre un mare adatto ai bambini per via del basso fondale. Ecco perché le famiglie con bimbi qui si trovano bene. Ci sono poi i pensionati, gli over 50 che amano le nostre zone. Dovremmo stravolgere tutto per andare incontro esclusivamente alla movida? Rimini e Riccione la hanno, ma non la vedi negli chalet, che  chiudono la sera. La movida serve e come ma va localizzata in collina, al porto. In parallelo il target di riferimento va tutelato.

Un evento fondamentale per le sorti del nostro turismo?

Il discorso è semplice: gli eventi che contano sono quelli che portano gente, stampa e tv. Solo così vendi il territorio. “Miss Italia” e “Veline” davano riflesso a livello nazionale. Lo show di Mirigliani costava tanto ma il movimento era innegabile. Non bisogna amare un evento, bisogna giudicare la sua resa. Se poi ti piace pure, meglio. Oggi abbiamo ancora la “Tirreno-Adriatica”, unica superstite tra tante ex iniziative.

E per quel che riguarda le manifestazioni minori?

Non vanno dimenticate. Metterei al lavoro le associazioni locali spingendole a fare un programma a cui il Comune parteciperebbe in parte finanziariamente. Hanno diritto di vivere ma devono qualificarsi, cescere e non essere fini a se stesse.

Un suo parere sulla “Notte bianca”?

E’ sicuramente organizzata bene. Dovranno però specializzarsi in diversi campi con più date all’anno. Culinaria, moda, motori, musica. Servirà specificità e la strada è quella. Prima o poi ci si stuferà di assistere sempre allo stesso programma.

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