SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’era solo Fabrice Quagliotti come rappresentante originario di un gruppo che, ormai trent’anni fa, scalò le classifiche di mezza Europa. L’unico superstite dei Rockets, esibitisi mercoledì sera ai Bagni Medusa nel corso del secondo appuntamento della rassegna “I love 80” (la settimana prossima sarà la volta di Gazebo). E per rendere effettivo in tutto e per tutto il revival della band francese, durato mezz’ora, non potevano mancare gli abiti da extraterrestri, gli effetti laser e pirotecnici e soprattutto le celebri creme argentee sparse su tutto il corpo.

Quagliotti, è passato tanto tempo da quando vi esibivate all’Arena Sirena.

“Sì, erano i primi anni ottanta. Ricordo di essere venuto a San Benedetto e non una volta sola. Almeno due o tre”.

Come nacque l’idea dei Rockets?

“Il gruppo fu composto nel 1974. Volevamo mettere in piedi qualcosa di nuovo, di diverso, di futurista. Fummo i primi a lanciare trovate come l’innesto di raggi laser sul palco. Trovammo l’effetto giusto al momento giusto, fu una coincidenza. Il nostro genere non aveva concorrenza”.

Il successo arrivò subito?

“Assolutamente no. All’inizio nessuno ci calcolava, eravamo troppo strani. Ma se hai un prodotto valido in tasca il successo prima o poi arriva”.

Ed arrivò.

“Gli italiani puntarono su di noi. Successivamente ci imponemmo in Francia, Canada, Russia, dove raggiungemmo punte impensabili. Sbarcammo pure negli Stati Uniti, ma vi furono dei problemi, dato che esisteva già qualcuno registrato col nostro stesso nome”.

Oggi c’è qualcuno che si ispira ai Rockets?

“Il nostro stile è stato ripreso da molti. Il vocoder (strumento che genera l’effetto riverberante della voce, ndr) lo hanno usato spesso i Subsonica o gli Eiffel 65. E tanti altri”.

Otteneste un’incredibile fortuna con “On the road again”, brano che era in realtà una cover.

“Era una canzone del 1968 dei Canned Heat. Non c’entrava nulla con noi; però ci piaceva la melodia e la riprendemmo”.

Nel 1996 in una serata del Festival di Sanremo, “Elio e le storie tese” vi omaggiarono conciandosi come voi.

“Fu bellissimo. Elio è un grande, è un nostro fan e il giorno dopo ci sentimmo al telefono. Fu una bellissima sorpresa, non sapevamo assolutamente nulla. E’ un amico, un grandissimo”.

Cosa resta nel 2011 di quella squadra?

“All’epoca eravamo 5, adesso 3. La vernice che ci spalmiamo oggi è molto più leggera (ride, ndr)! Il vecchio look lo riproponiamo di rado. Rifare le identiche cose di trent’anni fa non avrebbe più senso”.

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