SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Commercio abusivo in spiaggia, ma non è che davvero si sta esagerando nel permissivismo? La domanda sorge spontanea, e la lettera del nostro lettore (si firma con lo pseudonimo “samba68”) può essere utile a suscitare un dibattito su queste pagine. La lettera non è firmata, ma la pubblichiamo in quanto si tratta della descrizione di una situazione che è sotto gli occhi di tutti, nota a ogni bagnante sambenedettese. Parlarne senza ipocrisie e senza isterie ci sembra utile e interessante per un dibattito efficace, serio e non qualunquista o demagogo.

“Gentilissimo Direttore, invito ad approfondire un tema che ritengo fondamentale per diverse ragioni.
Circa 10 anni fa un’amica mi raccontava della sua visita in una spiaggia romagnola e di come fosse scandalizzata dalla presenza sulla battigia di un numero esagerato di venditori ambulanti per cui occorreva fare lo slalom per raggiungere il mare.
Oggi, domenica,mi sono recato in spiaggia come di consueto allo chalet davanti Las Vegas. Vado verso la riva e mi imbatto in uno spettacolo di ben altri lidi: dei venditori ambulanti abusivi , presumo di origine indiana, occupavano almeno 10 metri lineari di spiaggia a ridosso della passeggiata davanti al mare. Uno era armato di tutto punto con un mega stendino tipo stendipanni da cui pendeva copiosa la sua merce. A fianco un collega stendeva un lenzuolo- dico lenzuolo, non telo da mare- con sopra esposta la sua mercanzia. Ora, un conto è tollerare abusivi che si aggirano per gli ombrelloni, altra cosa è accettare questo spettacolo indecoroso di abusivismo commerciale messo in un punto davvero inaccettabile. Ma come si fa: uno va in spiaggia e nemmeno ha libero l’accesso al mare perchè questi signori la occupano con la loro attività illecita e brutta da vedere. Noi veniamo multati se ci permettiamo di giocare a pallone o a racchettoni in riva al mare, attività che a mia memoria non ha mai fatto male a nessuno a San Benedetto- però tutti tollerano tali evidenti ingombri. E per tutta la mattinata sono rimasti lì indisturbati.
Aggiungo che poi, sotto all’ombrellone, sono stato visitato da altri extracomunitari- questa volta peripatetici- . Uno vendeva borse, l’altro occhiali e il terzo copriletto. Mi sembrava di essere al centro commerciale.
Ho anche avvisato le autorità preposte che si sono ben guardate – forse troppo occupate?- dall’intervenire.
Qui il problema vero non sono gli extracomunitari abusivi, ma l’intollerabile mancanza di sensibilità da parte delle autorità e degli stessi cittadini che non si avvedono del degrado che si sta favorendo.
Non credo sia questa la strada per favorire il turismo, non credo sia questo il modo di organizzare il vivere civile, non credo sia questo il modo di aiutare l’integrazione degli stranieri.
Ecco, se ritiene, provi ad approfondire la nuova portata di questo fenomeno. E magari senta anche il parere di qualche commerciante in sede fissa, normalmente soggetto alle più diverse sanzioni per la minima inadempienza anche solo formale ai mille cavilli che regolano il commercio e il lavoro”.

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