ROMA – Martedì mattina è saltata la norma del Decreto Sviluppo del Governo Berlusconi, che prevedeva la concessione di un diritto di superficie di 20 anni sulle spiagge ai concessionari balneari attuali.
A precisarlo, secondo quanto riporta una cronaca del Sole24Ore, era stato il relatore al decreto legge sviluppo, Maurizio Fugatti (Lega), che aveva annunciato nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera il parere favorevole agli emendamenti soppressivi presentati dal Pd.

Sempre stando a quanto riporta il Sole24Ore, poi, il presidente della commissione Finanze, Gianfranco Conte, ha affermato che le norme relative alle spiagge troverebbero posto nell’articolo 21 della Legge comunitaria 2010.

Ricordiamo che, a fronte delle indicazioni Ue per cui a partire dal 2016 le concessioni balneari devono andare all’asta per tutelare la concorrenza nel settore, inizialmente il Governo Berlusconi aveva fissato in 90 anni il diritto di superficie sulle spiagge da parte degli attuali concessionari. Poi il Quirinale aveva manifestato delle perplessità e quindi il limite era sceso a venti anni. Ora la norma sul diritto di superficie, in conclusione, è del tutto stata abrogata dal Decreto Sviluppo, con le commissioni Bilancio e finanze della Camera, infatti, che hanno dato parere favorevole ad alcuni emendamenti soppressivi presentati dal Pd.

IL COMMENTO DEL DEPUTATO PICENO CICCANTI (UDC) “L’Udc rimane l’unica forza politica che difende la piccola impresa familiare secondo la comunicazione della commissione europea sulla small business act nelle concessioni demaniali, nonostante le promesse elettorali che concedevano per 90 anni il diritto di superficie poi ridotto a 20 anni”. Lo afferma il capogruppo Udc della commissione Bilancio della Camera (quella in cui sono state abrogate le norme sul diritto di superficie), il deputato ascolano Amedeo Ciccanti. Che precisa nella sua nota di commento: “Il parere favorevole del relatore e del governo alla soppressione dei commi 1,2 e 3 prevista dagli emendamenti presentati da diversi gruppi parlamentari ad eccezione dell’Udc, se da una parte sposta sulla Legge Comunitaria ogni soluzione rinviando ancora le decisioni, dall’altra denuncia la incomponibilità delle proposte della Lega Nord e del Pdl, nonostante l’inganno elettorale di illudere i concessionari, per arrivare ad un testo che risolva la drammatica situazione di un settore senza più’ regole e senza prospettive, anche se tra i più strategici per il nostro turismo e la nostra economia”.

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