Ha collaborato Francesca Marchei

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Parliamo della gestione dell’acqua in relazione ai primi due quesiti del prossimo referendum abrogativo che si terrà nelle giornate del 12 e 13 giugno 2011.

Il titolo del primo quesito è: “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione“. Cioè in estrema sintesi ci si chiede se la gestione dell’acqua possa essere affidata a società private. Votando sì ci esprimiamo nel senso di chiedere la cancellazione della norma che attualmente permette l’affidamento ai privati, votando no ci esprimiamo per lasciare la legge così com’è.

Il secondo quesito ha il seguente titolo: “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma“. In questo caso ci si chiede se permettere oppure no al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Votare sì vuol dire che si desidera la cancellazione di tale norma.

In Italia il dibattito è acceso e solo dopo lo spoglio si saprà come la maggioranza degli italiani interpreta la problematica, ma fuori dei confini nazionali cosa succede? Riportiamo schematicamente la situazione in Europa.

In Norvegia, ad Oslo, si osserva una gestione pubblica a livello di comune sia dell’acqua potabile sia delle acque reflue. In Belgio, territorio di Vallona, la gestione è pubblica: esattamente società cooperativa definita come ente morale di diritto pubblico senza fini commerciali. Ancora nel nord Europa, nella città svedese di Norrtalje la gestione è privata esercitata dalla multinazionale francese Veolia sotto la stringente vigilanza del Comune. In altri comuni svedesi si osserva una gestione attraverso delle municipalizzate. Nel Regno dei Paesi Bassi c’è una legge che sancisce la gestione pubblica dell’acqua.

In Spagna, nella provincia di Siviglia, la gestione dei servizi idrici è di diversi tipi: pubblica, privata e mista. Quella pubblica è più sviluppata ma non raggiunge capillarmente tutto il territorio della provincia. In Portogallo, a Lisbona, la gestione è privata sin dal 1868, ma nelle campagne ritorna ai Comuni o a consorzi intercomunali. In Francia si nota una gestione privata per il 72% della popolazione, ma dal 2000 ad oggi sembra esserci una inversione di tendenza: oltre cinquanta Comuni hanno rimunicipalizzato la gestione dell’acqua. Tra gli altri si annovera Parigi, Bordeaux, Lione e Tolosa.

Nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord il mercato è liberalizzato e il servizio idrico è offerto da più aziende private in concorrenza. In Germania, a Düsseldorf, il servizio è gestito da una ex municipalizzata diventata società per azioni, nella quale è presente il pubblico per un 45%; a Monaco invece è affidato completamente al Comune. Nella Confederazione Svizzera è affidato a società indipendenti ma ancora a prevalenza di capitale pubblico: si può dire che è tutto ancora in mano ai Comuni.

Abbiamo dato uno sguardo anche oltre oceano a quanto succede negli Stati Uniti d’America scoprendo, non senza sorpresa, che nella nazione simbolo del capitalismo la gestione dell’acqua resta prevalentemente in mani pubbliche. Circa il 98% degli americani è servito da società pubbliche o cooperative controllate da enti municipali o di contea. Le utility private, quasi sempre di piccole dimensioni, servono circa l’11% della popolazione statunitense.

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