SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si tengono convegni internazionali; escono libri; si organizzano pubblici dibattiti. Wikicrazia è il neologismo del 2011. E a San Benedetto del Tronto – e questo giornale, Riviera Oggi.it/PicenoOggi.it – grazie alla collaborazione di alcuni venti/trentenni attivisti sul web o semplicemente cittadini impegnati (il nostro webmaster Paolo Gabrielli, gli assidui commentatori Alessandro Palestini e Roberto Guidotti), la Wikicrazia non è semplicemente una astrazione teorica, o un esperimento d’Oltreoceano che a giorni raggiungerà anche la provincia italiana (perennemente in ritardo? Non sempre). No, è realtà. Probabilmente il primo esperimento fattivo di tal tipo in Italia.

Abbiamo lanciato, durante le elezioni, la pagina Wiki www.elezionisanbenedetto.rivieraoggi.it (presto sarà ultimata coi dati definitivi): obiettivo immediato era il confronto tra i programmi elettorali per le Amministrative sambenedettesi. Obiettivo vero e proprio, conservare l’intero elenco di “promesse” elettorali (con numerosi link su articoli e dichiarazioni) per costruire la Wikicrazia.

Cosa intendiamo con questo termine? Una democrazia partecipata usando gli strumenti di internet. Nel nostro caso un monitoraggio continuo e costante degli atti in riferimento al programma elettorale e al programma di mandato, ma non solo: chiediamo ai lettori/cittadini la possibilità di contribuire con soluzioni, indicazioni, suggerimenti. Il risultato al quale auspichiamo? Un rapporto consapevole tra governanti e governati; una riduzione della retorica e una discussione sui fatti, sui numeri. Sui soldi spesi e come. Sulla trasparenza totale e organizzata come prerogativa dell’azione amministrativa pubblica.

C’è già negli Stati Uniti, ovviamente: famoso è “The Obameter” di PolitiFact.com, che “misura” tutte le promesse del presidente Obama. O varie analisi sugli “Open Data”, sulla diffusione dei dati degli enti locali in maniera totale e trasparente.

Saremo sicuramente avanguardia in questi primi mesi. Eppure abbiamo la fortuna di non essere blogger isolati ma di avere alle spalle almeno 10/11 mila visitatori giornalieri (in crescita: forse arriveremo ad 8 milioni di pagine sfogliate in 12 mesi). Sappiamo che il nostro sarà un servizio pubblico gestito da privati o da comuni cittadini, e proprio per questo auspichiamo che la prossima amministrazione colga in questo nostro sforzo non un inopportuno antagonismo ma l’occasione di una politica veramente nuova, trasparente, verificabile. Si dirà: c’è un ufficio comunale preposto proprio a questa verifica… Speriamo tutti siano pronti a collaborare, anche perché fino ad ora purtroppo non ci risulta alcuna diffusione di dati pubblici di questo genere.

Daremo al nostro lavoro una forma che possa accogliere i volenterosi e possa espandersi oltre gli sperimentali confini cittadini. Queste, se ce la faremo, sono le nostre intenzioni.

Voglio terminare questo lungo articolo, non a caso scritto a seguito delle elezioni amministrative, con alcune citazioni politico/tecniche che segnalano lo Zeitgest (“spirito dei tempi”) che stiamo vivendo.

Curzio Maltese su Repubblica, commentando la vittoria di Giuliano Pisapia a Milano, scrive: “… la seconda rivoluzione è Internet. Biciclettate e Facebook, mercati di periferia e Twitter (…) massimo di presenza sul territorio e massimo uso della rete. In qualche modo sempre “oltre” la televisione (…) Non s’era mai vista una campagna tanto giocata su Internet, neppure quella di Vendola dello scorso anno (…). È stata una scelta dovuta in parte alla necessità, visto l’abisso dei mezzi in campo. Un milione speso per Pisapia, dodici milioni dalla Moratti. “Ma la rete ha funzionato meglio della tv, dei manifesti e persino dei sondaggi, almeno nel correggere in fretta gli errori” dice Roberto Basso, stratega della campagna di Pisapia. Dal popolo della rete sono arrivati contributi decisivi, come “Il favoloso mondo di Pisapie” (…) Non significa naturalmente che la televisione non conta più nulla (…) Ma da Milano in poi non sarà più “il” luogo della politica”.

Altro giornale di DeBenedetti, L’Espresso: citiamo una lettera di un ragazzo del Sud Italia: “In Spagna hanno capito tutto. La soluzione è occupare le piazze e restarci riappropriandosi del cuore della democrazia, quella vera, quella di matrice ateniese. Sono un laureato che lavora in un call center a 850 euro al mese (…) Ma soprattutto sono un cittadino che ha smesso di credere da anni nella politica e nella democrazia rappresentativa. Può sembrare utopico, ma la democrazia a mio parere non si può delegare (…) Qui nel Sud Italia ne sappiamo qualcosa. Credo nella protesta spagnola e nel fatto che il suo espandersi costituisca l’unica possibilità per noi giovani nati tra il 1975 e il 1990”.

Infine, un colloquio avuto oggi con un diciottenne “indignato”: parlava di politica in maniera convinta (e me ne stupivo) e diceva che “i ragazzi del primo superiore sono molto informati e incazzati, io alla loro età non sapevo nulla di nulla”.

Noi proviamo la Wikicrazia, intanto.

Aggiornamento: nel mese di luglio il mensile Why Marche ha dedicato alla nostra esperienza un interessante servizio: qui la versione on line

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 601 volte, 1 oggi)