RIPATRANSONE – “Per un bambino condividere la visita al museo insieme alla propria famiglia rappresenta un momento significativo di crescita culturale”: Tiziana Maffei, direttrice di Museipiceni e consigliere nazionale Icom Italia (International Council of Museum) sottolinea in questo modo l’importanza dell’approccio al patrimonio storico artistico per le nuove generazioni.

Secondo lei come vedono oggi il museo i bambini?

“Sicuramente meglio dei genitori che spesso sono terrorizzati da questo spazio perché nel loro immaginario si identifica con un salotto polveroso, mentre vedo i bambini più sensibili ed entusiasti. È certamente necessario mettere in atto strategie per incuriosire i bambini, tenendo sempre presente che ci sono delle norme di comportamento per il pubblico e che il museo è un luogo da rispettare”.

Lei è anche progettista, insieme ad Antonella Nonnis, dell’allestimento dell’appena nato Museo della Civiltà Marinara delle Marche, inaugurato il 6 febbraio a San Benedetto. Quanto avete pensato ai bambini?

“Alcuni aspetti sono affascinanti per tutti, come la ricostruzione in scala della paranza che per l’adulto rappresenta la memoria mentre per il bambino è l’incanto per un oggetto di grandi dimensioni. Questo potrebbe apparire una forzatura, ma in parallelo c’è un percorso di approfondimento didattico differenziato e corrispondente a diversi livelli di età. Inoltre i pannelli destinati agli adulti sono collegati a quelli realizzati per i bambini nell’intento di far nascere tra loro un dialogo. Lo abbiamo pensato come un luogo in cui a mediare tra il bambino, gli oggetti e la memoria che essi rappresentano sia la famiglia”.

Perché è importante che un bambino visiti un museo insieme alla famiglia?

“L’importanza sta nel fatto che in questo modo il museo non è più solamente parte di un programma scolastico, ma è un’esperienza che il bambino vive all’interno del suo nucleo familiare, quindi non più formazione ma esperienza culturale. In tal senso la visita al museo diventa importante anche per il genitore, chiamato a riflettere su quello che vede e a comunicarne i valori al bambino”.

Negli ultimi anni c’è stata una diminuzione delle visite ai musei da parte delle scuole. Quali le maggiori difficoltà evidenziate?

“Sì: la scuola da una parte è molto disponibile, dall’altra ci sono diversi problemi pratici come la riduzione degli orari degli insegnanti e i costi elevati di trasferimento che incidono più del costo dell’attività didattica stessa. Per questi motivi abbiamo provato a proporre un discorso diverso, a far sì che il sia il museo ad andare a scuola e che la visita rappresenti un momento conclusivo da svolgere con la famiglia, ma per ora si tratta solo di un tentativo di cambiamento”.

È corretto considerare il museo come estensione dell’aula scolastica?

“Piuttosto è un’occasione per la formazione scolastica, è un luogo dove avvicinarsi alla memoria e nel caso dei nostri musei, alla conoscenza dell’identità territoriale. Scuola e museo sono due istituzioni culturali che hanno bisogno di persone qualificate, quindi non è tanto importante dove si fa formazione, perché la scuola si può fare anche sotto un albero, ma è importante chi la fa”.

Quali caratteristiche deve avere, secondo lei, un buon operatore didattico?

“Saper comunicare il patrimonio culturale con finalità e obiettivi ben precisi e far comprendere cosa c’è dietro un oggetto; inoltre è importante che si colleghi sempre al programma scolastico. Nel caso di mostre temporanee penso invece ad attività strutturate in chiave più ludica e che veicolino la conoscenza attraverso il gioco”.

Com’è articolata l’offerta didattica dei Museipiceni per le scuole?

“Le proposte si dividono in archeologia, arte, storia, cinema, educazione ambientale e sono pensate in base alla specificità delle collezioni. Si tratta di percorsi che hanno lo scopo di far interrogare e riflettere i bambini sull’identità del proprio territorio. Nel caso dei laboratori di archeologia e tecniche artistiche sono previsti anche momenti pratici che li coinvolgono nella simulazione di uno scavo archeologico o nella realizzazione di un’opera pittorica, mentre il laboratorio di storia del Risorgimento è pensato come un viaggio attraverso i canti e gli inni che dalla Rivoluzione Francese hanno accompagnato personaggi e momenti storici fino all’Unità d’Italia”.

Oltre alle proposte didattiche per la scuola Museipiceni ha in cantiere altre iniziative dedicate ai bambini?

“Sì, l’intenzione è quella di portare avanti progetti mirati a far diventare un’abitudine incontrare il museo da parte della scuola e da parte della famiglia. Accanto al potenziamento dell’offerta museale per le scuole sono in preparazione attività dedicate alle famiglie”.

Per ulteriori informazioni sulla rete Museipiceni e sui laboratori didattici consultare il sito www.museipiceni.it

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