Dal settimanale numero 871 del 17 maggio 2011

GROTTAMMARE – Ancora sul “Cabaret amore mio!” (questo era il nome originale: oggi si preferisce “amoremio!”). Abbiamo incontrato Michele Rossi che ne fu l’ideatore. Il creativo grafico grottammarese ci ha raccontato la storia del Festival dell’Umorismo fino all’anno in cui lo ha organizzato e l’idea che si è fatto sulle ultime edizioni.

Cominciamo con la cronistoria del cabaret. Come è iniziato il tutto?
“Nel 1984 l’allora assessore alla Cultura, Matilde Menicozzi, costituì un comitato di lavoro per la Sagra Giubiliare. Io entrai da subito a fare parte del gruppo. Finita la Sagra, la stessa Menicozzi, entusiasta per il lavoro svolto, decise di non sciogliere il comitato, anzi di utilizzarlo per altre manifestazioni estive, magari di cadenza annuale. Alcuni componenti lasciarono il gruppo, ai rimanenti fu richiesto di incontrarsi continuamente per partorire una idea, un evento che divenisse il simbolo di Grottammare”.

E alla fine cabaret fu…
“Sì. Proprio in quell’anno mi venne in mente un concorso di cabaret per dare spazio ai giovani, i quali, con costi minori per l’amministrazione,  potevano calcare il palcoscenico di Grottammare. L’idea della gara l’ho avuta per rendere appetibile lo spettacolo. Senza contare che in quegli anni c’erano solo tre concorsi di Cabaret in Italia: quello di Loano, Riso in Italy a Roma e La zanzara d’Oro a Bologna”.

Come la prese la Menicozzi?
“A lei piacque l’idea e s’innamorò del manifesto che realizzai. Non approvò però l’idea della gara e decise per una rassegna di cabaret e di teatro d’intrattenimento. Il nome era quello che avevo inventato io, ossia “Cabaret amore mio!” e la prima edizione si svolse proprio nell’estate del 1985” .

Sempre tre serate?
“No. Il primo anno furono realizzate cinque serate. Il festival fu inaugurato il 17 luglio da Andy Luotto che era reduce della trasmissione L’altra domenica di Renzo Arbore. Fu un successo. La seconda vide la partecipazione del giovane comico toscano Bustric del quale mi piacerebbe ricordare un aneddoto. Questi venne a Grottammare con il suo camper che vicino la Scuola Elementare. Non volle ospitalità, lui si arrangiava così. Dopol’esperienza che fece con noi, durante l’inverno successivo fu chiamato a partecipare in un programma Rai che si chiamava Pista”.

Continui pure a descrivere la prima edizione del festival…
“Durante la terza serata ci fu uno spettacolo d’intrattenimento con un trampoliere, ossia Marco Di Stefano, che non aveva niente a che fare con il cabaret. Forse era teatro d’intrattenimento… Il quarto giorno fu la volta di Speedy Banana, un mimo francese di una bravura pazzesca che però non ebbe la platea che meritava, partecipò poca gente. Si riottenne il pienone, nella quinta serata, grazie alla partecipazione della grande, immensa, Franca Valeri, alla quel darei veramente un Premio alla Carriera”.

Quanto costavano all’epoca gli artisti ed il biglietto per il pubblico?
“L’ingresso era gratuito. Per gli artisti, anche quelli più conosciuti, i cachet non erano alti come oggi. Tutto aveva un costo sopportabile. E poi si lavorava sulle amicizie nel mondo dello spettacolo per ottenere forti sconti”.

Quali furono i risvolti di quella prima edizione?
“Durante l’inverno cadde la giunta. La nuova amministrazione decise il nuovo assessore alla Cultura, che all’epoca era senza portafoglio, Vittorio Ciarrocchi. Giorgio Imbrescia delegato alla Cultura parlò a Ciarrocchi del mio progetto, ma ormai era giunta la primavera e i tempi erano stretti. Fui convocato in Comune perché l’idea del concorso di cabaret era piaciuta. Risposi che sarebbe stato il caso di continuare con la numerazione del festival, ma era troppo tardi per il concorso. Proposi di cominciarci a pensare per l’anno dopo già da settembre. Quell’anno  (nell’86) si fecero tre serate con la partecipazione di Paolo Hendel, I Trettre (famosi grazie Drive in) e Marco Leandris, un napoletano veterano dell’avanspettacolo”.

Per cui la gara vera e propria partì nel 1987?
“Esatto. Il festival fu presentato da Sandro Avigliano e Barbara Capponi, neo eletta miss Europa. Due serate ad ingresso libero e nonostante le critiche si decise per la terza a pagamento. Era la prima volta che a Grottammare si faceva uno spettacolo culturale a pagamento ma nonostante le 5 mila lire d’ingresso, ci fu il pienone. Grazie, forse, alla presenza di Giorgio Bracardi, un altro comico della banda di Renzo Arbore”.

Come mai non mi ha ancora nominato il Lido degli Aranci?
“Perché l’associazione ancora non esisteva in quanto si costituì nel 1992. All’epoca solo Valter Assenti, Peppe Concetti, Sandro Ciarrocchi e il già citato Giorgio Imbrescia ci davano una mano a livello logistico”.

Andiamo avanti. Siamo arrivati al 1988…
“In quell’anno feci aderire il Comune all’Appi (Associazione dei Piccoli Palcoscenici Italiani) che oggi non esiste più. Questa curava due volte all’anno la “Borsa dello spettacolo” , una sorta di fiera di settore con due appuntamenti semestrali (in Lombardia ed Emilia Romagna) dove gli associati potevano salire un quarto d’ora sul palco per far vedere cosa sapevano fare. Si creavano così scambi e contatti. In quel 1988 per la prima volta fu consegnata a Lello Arena, l’Arancia d’Oro, un premio alla carriera da me fortemente voluto. Questa era una vera opera d’arte, un pezzo unico, realizzata su bozzetto del compianto Mario Lupo da un maestro orafo di Valenza Po. Così partì anche questa tradizione; c’è da dire che i primi anni gli attori che venivano a ricevere questo premio davvero prestigioso per la sua valenza artistica non ricevevano alcun compenso, a differenza di oggi. In più intorno al concorso vero e proprio ruotavano tanti altri eventi, ovviamente legati all’umorismo sotto un nome curioso: Tintichella (sottotitolo: “Solletico d’estate”). Oltre al concorso per comici vi erano le sezioni Humor Art (con una personale del caricaturista Danilo Interlenghi), Libridere (con la presentazione dei libri umoristici tra cui quelli di Michele Serra e del vignettista Emilio Giannelli, oggi punta di diamante del “Corriere della Sera”); Riso in Musica (con – tra gli altri – uno sconosciuto Ennio Marchetto, un trasformista oggi acclamato nei più importanti teatri di tutto il mondo). Dal 1988 al ’92 io curavo la parte artistica, anche in giro per l’Italia e Vittorio Ciarrocchi -conclusa l’esperienza come assessore alla Cultura, rimase in consiglio comunale con una speciale delega al Cabaret,  s’impegnava a trovare i soldi. Nel ’92 furono aggiunte pure la sezione Artisti di strada e Comicando, un concorso di cortometraggio comico”.

La seconda parte della nostra intervista è presente nel numero 872 del settimanale “Riviera Oggi” attualmente in edicola

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