Dal settimanale numero 866

GROTTAMMARE – Belle giornate di sole, temperature gradevoli. Insomma è giunto il tempo tanto agognato durante l’inverno, per fare delle lunghe passeggiate. I grottammaresi e non solo, durante i momenti liberi, si riversano sul lungomare della Perla dell’Adriatico. Ma sul ponte del Tesino lo sguardo dei passanti più che perdersi nell’immensità del mare, in questo periodo, è attirato dalla foce del fiume, per la presenza delle nutrie.

Questo roditore di origine sudamericana, appartenente alla famiglia dei miocastoridi, a seguito dell’introduzione per lo sfruttamento commerciale della sua pelliccia, detta appunto “pelliccia di castorino”, si è naturalizzata in diversi paesi del Nord America, Asia, Africa ed Europa.

È una via di mezzo tra un grosso topo e castorino che si riproduce durante tutto l’anno e ha scelto di stabilirsi anche sul delta del Tesino.

Questa specie di roditore si nutre, a differenza degli altri che sono onnivori, solo di vegetali e sulla foce del fiume grottammarese lo si può osservare mentre rosicchia le canne. L’unico problema si riscontra nel caso in cui il suo cibo preferito scarseggi. Questo fattore costringe le nutrie a spingersi fino anche ai campi coltivati, provocando, in qualche caso, dei danni alle colture, causati anche dalle profonde buche che scava.

Abbiamo raccolto le dichiarazioni di alcuni abitanti della zona limitrofa al fiume, che si sono ritrovati delle piante rosicchiate. C’è da aggiungere però che le nutrie riescono, per fortuna, ad abituarsi alla presenza umana pur mantenendo una certa diffidenza. Quando le abbiamo fotografate, sono rimaste indifferenti alla nostra presenza.

Una bambina che abita vicino al Tesino addirittura ne ha “adottata” una  e gli dà da mangiare i biscotti. Secondo i genitori, la bimba vorrebbe trovare un “compagno” per la “sua” femmina di nutria.

Questo animaletto, dalle informazioni che noi di Riviera Oggi abbiamo raccolto, attira l’attenzione di molti passanti, ma provoca emozioni decisamente contrastanti.

In effetti un conto è vederla nuotare, visto che dall’acqua del fiume emerge solo il simpatico musetto simile a quello del castoro, diversa l’impressione che suscita il guardarla correre sulla terra ferma, quando assume proprio i tratti di un topo gigante, soprattutto a causa della lunga coda cilindrica, tipica dei ratti.

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