TERAMO – L’indignazione e la rabbia per le tesi gettate nei cassonetti all’Università di Teramo porta gli studenti dell’Ateneo a scrivere una lettera al Magnifico Rettore Rita Tranquilli Leali a cui vengono chieste spiegazioni per quanto accaduto. La riportiamo integralmente:

“Carta e cartoncino: ecco come sono classificate le nostre idee.
Questa lettera nasce dalla necessità di portare avanti una coralità di voci inespresse. Quelle stesse, che corrispondono alla quantità di volumi lasciati marcire al sole, come vecchi cadaveri in attesa di decomposizione.

Ecco come siamo classificati dalla società; ecco come, percorrendo quei corridoi universitari, dove si respirano appieno libertà e potere di espressione, si scopre, all’uscita – improvvisamente -, che essa è uguale a tutti gli altri posti.  Stiamo parlando di un centro di formazione accademico, un’Istituzione che dovrebbe ancora infondere volontà, sicurezza, spirito d’iniziativa e ricerca.

Un “luogo” di aggregazione, più che dispersione.

Vedere quei testi, blu, rossi, verdi, depositati dentro quei loculi di plastica; pensare che al loro interno ci siano scelte, strategie, analisi, fa arrabbiare; ma quello che lascia più infastiditi è sapere che dietro tutte quelle parole ci siano lacrime, pianti, disperazioni per materiali non trovati, richieste di permesso, linguaggi, rifiuti da parte dei docenti e notti insonni. Situazioni, che pur normali, hanno contraddistinto un periodo indimenticabile della nostra vita studentesca. Allora ci fermiamo, e riflettiamo. Ha ancora senso tutto questo?

La sensibilità di chi ha vissuto quegli anni, e di chi come noi, sta lottando per viverli, è stata ferita. Siamo ancora capaci di dimostrare che abbiamo voglia di riscatto?

Tutto quello che è successo all’Università degli Studi di Teramo, è degradante, oltre che dequalificante. Non solo perché facciamo parte di una regione, l’Abruzzo, che sta lentamente morendo, ma perché s’incastona in un momento storico immobile, cristallizzato.
L’Università, non può compiere atti di questo tipo, non può farlo uccidendo se stessa, non può abbandonare, così, le idee.

Vogliamo una risposta, a tutto questo, dal Magnifico Rettore”.

Intanto una prima spiegazione di quanto accaduto arriva dalla Preside della Facoltà di Giurisprudenza Floriana Cursi che, in una dichiarazione al Corriere della Sera in merito alla vicenda, ha affermato che le tesi in questione non sono quelle conservate per legge in segreteria, bensì i volumi appartenenti a relatori e correlatori. I testi quindi potevano essere smaltiti e la destinazione al macero sarebbe un’operazione nella norma. La Preside però critica comunque le modalità con cui sono stati gettati i volumi. Chiunque infatti, per tutto il tempo in cui le tesi sono rimaste nei cassonetti della Facoltà di Giurisprudenza, avrebbe potuto tranquillamente portare via i testi più interessanti ed utilizzarli per elaborare altre tesi (o per ricopiarle in maniera integrale), in palese violazione delle normative vigenti riguardanti privacy e diritti d’autore.

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