Samb. Ho già espresso in alcune repliche nello spazio dei commenti il mio parere al riguardo delle vicende societarie che, 15 giorni fa, videro le dimissioni di Sergio Spina. Un presidente che continua ad essere amato e stimato nell’ambiente rossoblu. Dimissioni tra l’altro, che non sembrano assolutamente strategiche e finalizzate a motivazioni più o meni sconosciute. “A malincuore sono stato costretto a lasciare la Samb perché certe cattiverie mi stavano rovinando l’esistenza e non potevo, dopo tanto denaro, rimetterci anche la salute“, mi ha detto l’altro giorno. Quindi decisione che pare irrevocabile anche se io ci credo poco: se certe “tendenze” dovessero modificarsi credo che non saprebbe dire di no. E’ comunque una mia piccola convinzione e niente più.

Passo quindi ad esaminare lo stretto presente che, a parer mio, non è ancora stato preso di petto come servirebbe. I commenti dei lettori su queste pagine mi danno la sensazione che stiamo attraversando un momento storico ma non nuovo di zecca. Mi ricorda infatti il momento in cui la cordata tutta sambenedettese (Torquati, Scartozzi, Iacoponi, Corli), fallito per sfortuna e altro il traguardo della C2 dopo due anni di serie D, si arrese e concesse la società a mani sicure, non ad uno sprovveduto o “mascalzone” bensì al santegidiese Ugo Caucci della Casucci jeans. Il buon Ugo provò a risollevarci ma il suo sforzo economico non fu sufficiente. Cercò quindi un altro più “bravo” di lui ed arrivò Luciano Gaucci.

Oggi la situazione è simile ma non sembra che ci sia un altro Gaucci che, a quei tempi, era paragonabile ad uno Zamparini, a Preziosi ed altri, non proprio tifosi della squadra che acquistavano ma con risultati ottimi e duraturi. Di gente così non se ne vede più in giro.

Cosa fare quindi? La mia esperienza mi fa dire che costruire un progetto dalla Serie D è praticamente impossibile perché, se ti “esplode” qualcuno del vivaio, lo status dilettantistico ti impedisce in partenza di capitalizzarlo a dovere. Quindi tempo sprecato che, nel migliore dei casi, ti ripaga delle spese fatte. Poi perché nessuna squadra professionistica, per paura di “deprimerlo” o per altri motivi più tecnici, manda in serie D un proprio giovane (valido) a farsi le ossa. Tipo di giocatore che ha fatto le fortune della Samb nei tempi belli. Lo stesso Luciano Gaucci avrebbe rinunciato al suo progetto se la Samb non avesse vinto subito il campionato di serie D 1999-2000.

Motivi per cui due o tre tornei dilettantistici non porterebbero a termine nessun progetto. Se un giorno si riuscirà a vincere il campionato, non sarà mai in seguito ad una crescita graduale perché ogni anno la società è stata (sarà) costretta a ricominciare da capo. Progetto che invece può partire da una Seconda Divisione senza mete immediate se non quella della salvezza. Se retrocede? La Samb non mai  retrocessa dalla C2 e appena due volte (in tantissimi campionati) dalla C1 ma sempre con dirigenze che hanno portato in seguito all’esclusione della Samb da tutti i campionati (Venturato-Tormenti). Con dirigenze povere ma belle non è mai succeso (appena tre volte, dalla B però in 21 campionati!) e mai credo accadrà con una tifoseria come la nostra.

Conclusione: se c’è una possibilità di approdare alla Seconda Divisione per circostanze favorevoli, sfruttiamola. Per questo motivo Bartolomei e Pignotti devono prendere di petto la situazione sin da subito, organizzando assemblee cittadine ove far capire esattamente come stanno le cose e cosa vuole veramente la città. Nei giorni odierni la comunicazione è fondamendale ma non può essere improvvisata o dilettantistica. Soltanto riuscendo a coinvolgere tifoseria e semplici cittadini nel modo giusto, oltre che trasparentissimo, si possono creare le basi per un futuro, comunque andrà, senza rimpianti.

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