Dal settimanale Riviera Oggi numero 868 del 26 aprile

GROTTAMMARE – Riviera Oggi incontra Massimiliano Ratta. Lo scrittore grottammarese è ormai al suo secondo romanzo. Dopo il successo di “Ferite siamesi” uscito nel 2008, propone al pubblico “L’Arabo” (guarda il link a destra). Ratta nella vita è consulente di fitness e benessere, personal trainer e insegnante di Pilates; in più collabora con riviste del settore. Per passione è diventato anche uno studioso di filosofie orientali che lo hanno portato a scoprire luoghi dell’Oriente, spingendosi oltre le mete prettamente turistiche.

Ci ha accolti calorosamente, è doveroso sottolinearlo, nella palestra di cui è socio, a Grottammare. Ecco il sunto del piacevole incontro:

Come e quando è nato il Max Ratta scrittore?
“Quando ero ragazzino scrivevo sempre. Il mio primo libro, ancora non pubblicato, l’ho realizzato proprio durante l’adolescenza “Storia di un ragazzo incompreso” perché è così che mi sentivo. Ho sempre scritto per il piacere di farlo e con profonda umiltà. Ho poi avuto la fortuna di incontrare un editore che credesse in me. Da romantico che sono, non l’ho mai tradito”.

Lei è un romantico dunque…
“Mi definisco anche sognatore e filantropo. Io credo nel contatto con le persone. Ho sempre cercato uno scambio con gli altri: nel dare e nell’apprendere. Vivo ogni cosa che faccio con grande impeto e passione. Questa pulsione mi ha sempre permesso di rimettermi in gioco”.

Ci faccia un esempio.
“Nonostante una palestra avviata, a 34 anni mi sono imbarcato su una nave come fitness director, in un periodo complessivo di due anni, con contratti da due a quattro mesi. Questa esperienza in giro per il mondo mi ha permesso farmi nuovi amici, perfezionarmi nella lingua inglese e fare corsi sempre più specifici sul fitness”.

Ora mi piacerebbe saperne qualcosa in più del suo romanzo che è intitolato”L’Arabo”Perché proprio questo nome?
“Il mio personaggio in realtà si chiama Alan Xinna e inizialmente è un uomo normale con una famiglia e un lavoro come Safety Officer, nelle navi da crociera. Dopo una tragica vicissitudine, si trasferisce nel mondo orientale e si trasforma nell’Arabo, un mercenario che riesce a infiltrarsi nell’organizzazione Al Quaeda”.

Come mai il protagonista del suo libro ad un certo punto vive questa profonda metamorfosi?
“Un modo per esorcizzare il dramma, la perdita di sua moglie e sua figlia. A causa del lutto subito, il personaggio vive un enorme dolore, che lo porta a pensare al suicidio. Poi, a poco a poco, l’incoscienza tende a lasciare spazio alla razionalità e il dolore diventa rabbia. Questo lo porta a cancellare la propria identità e diventare un’altra persona. Si rifugia per questo nel Medioriente”.

Il suo personaggio Alan/L’Arabo conduce una vita solitaria negli Emirati Arabi e non ha alcun contatto con la gente del posto.
“L’Arabo è un prodotto occidentale che trova sé stesso grazie all’Oriente, percependolo, lasciandolo entrare dentro di sé. Grazie a quest’esperienza torna a credere di poter avere una vita normale. C’è un proverbio Tuareg che dice: ”Dio ha creato terre coperte di acque perché l’uomo vi abitasse; poi ha creato il deserto, perché l’uomo vi trovasse la sua anima”.

L’Arabo è un mercenario, un assassino, ma incredibilmente manifesta anche una profonda umanità
“Il mio personaggio è ambiguo, da un lato è un feroce assassino, dall’altro mantiene una certa etica e moralità. Penso che nella vita non esistano persone completamente buone o cattive”.

La descrizione dei luoghi del libro non sembra tratta da una guida turistica. Dalla lettura trapelano le emozioni provate da uno sguardo
“Sono stato in tutti i luoghi citati del libro, sono contento che emergano le mie emozioni. Quando viaggio, mi spingo sempre oltre i territori turistici e come  l’Arabo ho voluto assaporare l’Oriente”.

Ma è un caso che Alan come lei lavorasse in una nave? Insomma c’è un suo cameo nel romanzo?
“Sì, come appare anche il mio cane nelle ultime pagine. Mi sono concesso questo lusso” (lo dice sorridendo)

Che consiglio darebbe a chi ha “nel cassetto”  racconti, diari o magari proprio di un romanzo?
“Anche se non si desidera pubblicare, consiglio almeno di condividerli con gli altri. Per me qualsiasi scritto è un’emozione da donare, un gesto di altruismo”.

Questo ex “ragazzo incompreso” cosa vorrebbe fare da grande?
“Lo scrittore. Sto già lavorando ad un altro romanzo”.

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