Avevo in mente un DisAppunto quando qualcuno (una lettrice anonima) mi ha letto nel pensiero e l’ha fatto per me e, forse, meglio di me. La ringrazio e ve lo giro.

Il sindaco. Gentilissimo direttore, se può perdere un minuto vorrei condividere con lei questa triste riflessione, quasi uno sfogo. Ho seguito  con molto interesse questa tornata elettorale anche per motivi personali, ma cosa non è personale? Ho studiato attentamente le liste di ciascun partito prima delle votazioni e i risultati di ciascun candidato consigliere dopo il voto.

Durante la campagna molti proclami di trasparenza, correttezza, rottura verso il vecchio sistema della politica. Tanti troppi  giovani come se questo fosse di per sé un valore aggiunto. Il valore aggiunto non è candidare la casalinga, l’operaio, il pensionato e il giovane, il laureato ecc. Il valore aggiunto è candidare persone capaci, che abbiano qualcosa da dire e che lo sappiano anche dire. Occorrono persone che abbiano quel carisma che, o lo si ha si ha, o non lo  si ha.

Occorrono persone autorevoli non autoritarie,  occorre esigere e dare rispetto a chi dissente, occorre essere aperti di mente, illuminati e queste caratteristiche non sono di tutti. Queste sono le caratteristiche del nuovo politico, il tutto condito da tanta umiltà e onestà, anche intellettuale. La politica è per tutti, praticarla no. Per potersi  accollare la responsabilità di rappresentare il prossimo occorrono delle qualità imprescindibili, intelligenza, cultura. Noi cittadini vogliamo essere guidati da chi è migliore di noi, dall’eccellenza.

Se avessimo bisogno di un intervento chirurgico cercheremmo il luminare, così se dovessimo affrontare un processo o costruire una casa.
Anche per farci una messa in piega andiamo a cercare la professionalità, insomma ad ognuno il suo mestiere. In questa campagna invece ho trovato tanti improvvisati, anche in buona fede ma ingannati.

Come è possibile condurre una campagna elettorale basandola sui giovani e sul rinnovamento che questi avrebbero portato, sapendo già che molti non avrebbero preso neanche un voto in quanto neanche residenti in città. Non è ingannare l’elettore e umiliare anche lo stesso candidato che magari non ha potuto dire di no e oggi si ritrova sulle spalle la meschina figura?

Molti sono stati i candidati non residenti che hanno fatto proclami denigrando la nostra città descrivendola come quella in cui nulla va bene e poi di San Benedetto “sfruttano” tutti i servizi (scuola, ospedale) senza versare le imposte locali che versano invece nel loro paese di residenza, tributi che servono a consentire  ai  figli di questi non residenti di venire a  scuola nella nostra città e magari anche scavalcare nel diritto alla mensa i bambini dei residenti che invece a San Benedetto le imposte le pagano.

Sono sconsolata perchè non vedo ancora la luce in fondo al tunnel, non vedo proclamare con forza i valori,  sostenere le idee, vedo un clientelismo imperante. La politica come mezzo per magnà, direttamente o indirettamente. All’indomani del voto sono andata a spulciare le bacheche facebook dei candidati sindaco e su quella del sindaco uscente, non ancora riconfermato ma dato per vincente.

C’erano già una sfilza di messaggini dal tenore  mafioncello “adesso risolviamo il mio problema caro sindaco”, “ricorda chi ti ha fornito  il valore aggiunto” non era ancora finito il conteggio dei voti che le mignatte del sistema come novelle sanguisughe hanno fatto sentire la propria voce.

Come può  cambiare la politica se non cambiano le nostre teste. Gaspari ha preso 11.000 voti e che adesso andiamo tutti a riscuotere?
Perchè dovrebbe il  nuovo sindaco (chiunque sarà) privilegiare uno piuttosto che un altro. Sistemare il figlio di uno significherebbe fregare il figlio di un altro. In Italia esistono i diritti e i doveri e questi non si possono spacciare per favori e privilegi.
Sperando di poter riuscire a riveder le stelle con affetto la saluto.

Una sua affezionata lettrice sambenedettese

Chiaramente un mio DisAppunto sull’argomento sarebbe stato diverso (non dico migliore) ed in qualche tratto anche non condivisibile in pieno ma mi è piaciuto farlo mio perché ci sono alcuni concetti che, sono certo, molti lettori condivideranno, pur sapendo che la loro applicazione è un’utopia che nemmeno un milione di parole riuscirebbero a trasformare in realtà pratica. Bisognerebbe, a partire dalla lettrice anonima, che tutti noi ci impegnassimo a non cadere nel tranello del beneficio personale prima di tutto e a guardare ad un futuro della politica in cui l’egoismo ceda il passo al beneficio generale, quello comunitario. Anche perché, del bene comune, oggi o domani, tutti ne trarremo vantaggio mentre del cosiddetto piacere personale (tanto bello al momento quanto effimero), oggi o domani, ne pagheremo le pene, quando il “vento” non sarà più dalla nostra parte: “Sistemare il figlio di uno significherebbe fregare il figlio di un altro”.

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