SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “L’importante è partecipare”, predicava De Coubertin. “Sì, però almeno mettetevi tuta e scarpini” aggiungerebbe oggi, se solo si trovasse di fronte gli elenchi delle preferenze lista per lista ottenute alle ultime elezioni comunali.

Perché se i riflettori son tutti per i super-votati da una parte e gli esclusi d’eccezione dall’altra, c’è al contempo un sottobosco di anonimato da esplorare, tra concorrenti di facciata e desolanti ultimi posti.

Nessuna voglia di infierire ci mancherebbe, ma quando il voto non arriva nemmeno dalla propria penna una valutazione, scherzosa e non, può esserci concessa. Quegli zero, che compaiono in quasi tutti gli schieramenti, specialmente in quelle minori, fanno riflettere.

E così rimaniamo a dir poco sorpresi dinanzi alla forza civica Giovani per Calvaresi, con addirittura nove candidati rimasti a secco su un totale di sedici elementi. Senza dimenticare, gli altri quattro che, muniti di una maggiore dose di autostima, si sono fermati ad uno.

Ci sono poi Futuro e Libertà ed Alleanza Per l’Italia – che rispettivamente hanno presentato undici e dodici componenti con un bottino inferiore ai 5 suffragi ciascuno – e la Lega Nord, che dall’exploit delle passate regionali a San Benedetto è passata ad undici soggetti fermi ad appena 3 ics.

Verrebbe da ridere, se non stessimo parlando di reali consultazioni a cui hanno preso parte oltre quattrcento aspiranti consiglieri comunali in rappresentanza di ben otto candidati sindaco. Uno di questi, Tablino Campanelli, ancora non si capacita dell’1,33% conseguito: “Non so spiegarmi un risultato simile. Si vede che i cittadini non hanno creduto nel nostro progetto”. Riluttante da mesi a qualsiasi confronto con i giornalisti ed avversari ed ideale protagonista di una puntata di “Chi l’ha visto?”, in molti si chiedono tutt’ora quale fosse il suo progetto.

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