SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sprint elettorali finali, Rosy Bindi al PalaRiviera, mercoledì sera. Sala media verde piena di fedelissimi del centrosinistra, in larghissima parte del Pd (la Bindi ne è presidente nazionale) ma anche di Idv e Sel.
E i democrat non portano certo il ramoscello di ulivo come segno di pace, anzi ne hanno per tutti. Per l’elicottero di Stato che ha portato poche ore prima in città il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano (dice Gaspari alla platea “la Bindi è venuta in auto, il ministro con l’elicottero di Stato per una campagna elettorale. Non mi sembra un comportamento di gran classe”).

Per il sindaco di Verona Tosi che una settimana fa dipinse San Benedetto come disordinata e poco sicura. Per il Movimento Cinque Stelle, non nominato esplicitamente dalla Bindi, che però li ha indicati senza ombra di dubbio citando coloro che dicono “gli altri sono tutti uguali, noi siamo migliori” e che, sempre secondo la Bindi, “danno così un grosso contributo al qualunquismo e a coloro che tengono il paese sotto scacco. Peccato, perchè pongono problemi seri, che non hanno niente a che fare con la comicità, parlano di ambiente, della serietà richiesta ai politici. Noi siamo disposti ad accettare queste sfide, ma non ci riusciremo mai a farlo se gli italiani non capiscono che non siamo tutti uguali, noi politici”.
E c’era anche il presidente Pd della Regione Gian Mario Spacca, che senza tema di scaramanzia ha carezzato la platea dicendo che “il risultato è già scritto nella coscienza dei cittadini, che in tutta Italia con queste amministrative vogliono restituire alla politica quella decenza che si è persa negli ultimi tempi”. Gaspari lo stuzzica sulla sanità (“qui nel Piceno la spesa sanitaria pro capite è ancora troppo bassa, chiediamo con forza una redistribuzione delle risorse”) e il Governatore risponde: “Qui nel Piceno abbiamo investito in strutture e professionalità, chiaro che c’è ancora da fare ancora molto. Non siate preoccupati, siamo in condizione di favore rispetto alle altre Regioni, perché abbiamo conti in ordine e un buon livello nei servizi, abbiamo la possibilità di fare investimenti, non sono in corso tagli di nessun genere e non chiuderà nessun piccolo ospedale, ma vogliamo liberare gli Ospedali Riuniti di Ancona dalle funzioni che lo appesantiscono, in modo che possa specializzarsi sempre più”.

Preceduto dal suo vice Antimo Di Francesco (“questo è stato un sindaco della partecipazione e della rendicontazione”), il sindaco Gaspari ha rivendicato i risultati dei suoi cinque anni con queste parole. “In questa sala, pochi giorni fa, militanti del centrodestra, fra cui anche tanta gente che reputo seria, è stata vista in fremente attesa per la chiamata del Messia (Berlusconi ndr). Noi siamo qui in carne ed ossa, invece. Io mi sono messo in gioco con le primarie, perchè le chiedevo per gli altri e ho reputato coerente farle anche io. Abbiamo incontrato cittadini, associazioni, operatori economici, e avvertiamo un clima positivo intorno a noi e ai nostri risultati. Cinque anni senza crisi politiche, senza arresti, con tanto lavoro disinteressato. Mentre chi si candida sindaco con il centrodestra era assessore nella giunta Martinelli che si è dimessa anzitempo. Loro, che da undici liste sono arrivati a tre, loro che hanno chiamato i Carabinieri contro la Prefettura per l’esclusione delle loro liste, loro che hanno cercato la rissa. Loro, che sulla scorta delle parole del Governo sostengono di non voler aumentare le tasse, lo stesso Governo che umilia le Marche dicendo che i fondi per l’alluvione vanno presi dall’aumento della benzina, dalla tassa sulle disgrazie. Loro che, come il sindaco Tosi, umiliano una città che cresce nel turismo, che viene indicata dai pediatri come luogo ideale di vacanza per i bambini, che ha certificazioni ambientali, che secondo la Prefettura è una delle città più sicure delle Marche. Quello stesso Tosi che nella sua città manda a casa un bambino perchè non ha quattro euro per pagare la mensa scolastica. Noi quei bambini non solo li aiutiamo, ma li dotiamo di un ticket elettronico che garantisce discrezione perchè solo il Comune conosce quanti buoni mensa ha al suo interno”.
E poi le promesse per l’eventuale secondo mandato: l’apertura del quarto asilo nido, il piano regolatore del porto per dare la possibilità di investire in nuove imprese in quella zona (“ma ci vuole un istituto di credito marchigiano in grado di finanziare le idee, e serve la bretella per collegare il porto al distretto della logistica”).

Quando il giovane candidato di Rifondazione Giuseppe Greco ha rivendicato l’attuale mancanza, nonostante alcune promesse dell’anno scorso, delle pedane per disabili all’ingresso dei bus pubblici, la Bindi ha evitato nervosismi con savoir faire di impronta democristiana: “Ti ringraziamo per questa segnalazione, se l’hai fatta a noi pur non essendo del Pd vuol dire che hai fiducia nel sindaco, che risolverà il problema”.

La Bindi che poi ovviamente ha affrontato tematiche nazionali, non risparmiandosi sull’assist di Gaspari relativo agli elicotteri ministeriali: “Quando ero ministro prendevo l’aereo di linea per gli impegni istituzionali, quelli di Stato ce li davano solo se erano impegni eccezionali e non c’erano gli aerei dei comuni cittadini. Berlusconi e Tremonti tagliano fondi agli enti locali, poi aumentano le spese per i sottosegretari. Il secondo Governo Prodi ne aveva di più, vero, ma il capitolo di spesa per le indennità era la metà”.
Poi accenni di visione socioeconomica di impronta cattolica sociale: “Le società più civili e sicure sono quelle dove si sta bene in tanti, come le Marche, come la Toscana, l’Emilia Romagna. Non come al Nord, dove si sta bene in pochi”.
Sulle uscite recenti di Berlusconi (“politici di sinistra arrabbiati perchè costretti a lavarsi mentre non amano farlo”) la presidente del Pd ha sibilato: “Noi siamo troppo seri? Ma scusate, ci dicano una volta buona che cosa diavolo c’è da ridere in questa Italia?”.

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