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intervista Pier Paolo Flammini, riprese e montaggio Maria Josè Fernandez Moreno

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Via Roberto Peci, 1956-1981, vittima del terrorismo“: questa è la targa che da oggi segnala ciò che, fino al 9 maggio 2011, era via Arrigo Boito. Una traversa del lungomare nelle vicinanze del PalaRiviera scelta non casualmente: proprio qui, il 10 giugno 1981, il giovane antennista Roberto Peci venne sequestrato da un commando delle Brigate Rosse per poi essere barbaramente ucciso il 3 agosto dello stesso anno, a Roma.

In occasione della Giornata dedicata alle Vittime del Terrorismo, così, la città di San Benedetto ha metaforicamente suturato una ferita ancora dolorosa e aperta. Le lacrime di Roberta Peci, nel momento in cui è stato intonato il silenzio, sono il simbolo di una commozione per anni trattenuta ed ora, come una catarsi tardiva, si spera  superata anche se, ovviamente, il dolore resterà per sempre.

“Lo aspettavamo da tanto – ha spiegato Roberta, negli ultimi tempi molto attiva per raggiungere questo obiettivo – Un viaggio lungo trent’anni che finalmente impedirà di dire che mio padre era un brigatista, cosa che può dire soltanto chi non lo ha mai conosciuto perché mio padre non è mai stato all’interno delle Br”.

“Ho parlato tante volte di mio padre, anche in televisione, coi giornalisti di San Benedetto, ma mai mi sono emozionata come quando ho visto scoprire la targa con il suo nome. Mio padre era un ragazzo tranquillo, aspettava che io nascessi… lui è stato sempre un po’ vittima del dualismo con mio zio, Patrizio, che era un membro attivo delle Brigate Rosse”. Proprio per ritorsione contro le rivelazioni di Patrizio Peci, primo pentito delle Br, Roberto venne ucciso. “Non ho nessun rapporto con mio zio” risponde Roberta all’ovvia domanda, e continua: “L’ho visto quando ero piccolina un paio di volte ma non c’è stato modo di costruire un rapporto. Per me è sempre sangue del mio sangue, e ci mancherebbe che io non voglia avvicinarmi a lui. Ma sono cose che si fanno in due, e io non posso decidere per lui”. Ad ogni modo Roberta Peci ha dichiarato, come già avvenuto al momento della scarcerazione, di essere disposta anche ad incontrare Giovanni Senzani, capo del commando Br che uccise sui padre, di recente uscito di prigione: “Ce lo siamo detti anche oggi, al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Napolitano – racconta – che non possiamo dare alle altre persone quell’odio che ha portato loro stesse ad uccidere, e quindi dobbiamo essere disposte al perdono. Il suo avvocato ha detto che Senzani sarà disposto ad incontrarmi, ma in questi mesi nessuno si è avvicinato. Certamente, se lo dovessi vedere, potrei avere una reazione emotiva molto forte”.

Affianco a Roberta, la mamma Antonietta Girolami, e poi, assieme al sindaco Giovanni Gaspari e ad una folta rappresentanza politica anche l’onorevole Walter Veltroni, che l’8 giugno prossimo pubblicherà un libro intitolato “L’inizio del buio” dove tratta le due vicende contemporanee di Alfredino Rampi e Roberto Peci. Veltroni non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali ma ha parlato di una “bella e opportuna iniziativa, che ha coinvolto tutte le Istituzioni e che spero serva per chiarire ulteriormente come si sono svolte queste vicende”.

Giovanni Gaspari, durante la cerimonia, ha ringraziato “due giovani che hanno permesso di riaprire un percorso di analisi su quel periodo, e sono Luigi Maria Perotti (lì presente, ndr) con il documentario “L’infame e suo fratello” e la scrittrice Silvia Ballestra col romanzo “I giorni della rotonda”. A loro si è affiancato il lavoro instancabile di Roberta Peci. Lo scorso anno, in questa data, abbiamo intitolato il piazzale davanti al PalaRiviera ad Aldo Moro, quest’anno abbiamo posto una targa a memoria del giovane Vincenzo Illuminati ed ora una vita a ricordo di Roberto Peci: due vittime innocenti di anni difficili”.

“Mio padre si trovò coinvolto in un mondo più grande di lui – ha ribadito Roberta – Ora voglio ringraziare tutti per il percorso compiuto”

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