SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Un periodo di fermo biologico di 30/60 giorni per tutte le imbarcazioni abilitate alla pesca a strascico e volante, da attuarsi nel periodo giugno-settembre di ciascun anno dal 2011 al 2014. Il fermo deve essere attuato per areali omogenei di pesca”.

Questa è una delle proposte contenute nel documento unitario di Lega Pesca Marche, Federcoopesca Marche, FederPesca Marche e Agci Pesca Marche, consegnato all’assessore regionale Sara Giannini sabato mattina presso la sede di Confindustria (fra i documenti allegati a questo articolo, è possibile leggere il documento integrale in formato pdf).

Assessore Giannini che ha esortato la categoria dei pescatori a pensare e proporre nuove regole di gestione del mare e della risorsa ittica, in quanto la mancata tutela degli stock e delle riproduzioni degli esemplari ittici può davvero portare a un impoverimento del mare Adriatico, al punto tale da giudicare non propriamente irrealistica l’ipotesi di un Adriatico senza più attività di pesca. In quanto, ha ricordato l’assessore, il mondo globalizzato offre la possibilità di una importazione dall’estero non solo del congelato ma anche del fresco, da quelle zone dove i costi della pesca sono molto minori, e le risorse ittiche più ampie.

Altre proposte riguardano la tutela di importanti zone di tutela biologica per la riproduzione ittica, come la Fossa di Pomo fra Italia e Croazia o l’Area “Barbare”, molto densa di piattaforme estrattive le cui strutture in acqua fungono da habitat artificiale seppur importante per l’ecosistema marino.

Altre proposte che le associazioni chiedono di inserire nel nuovo Piano di Gestione regionale della pesca sono le seguenti: “È sempre vietato l’uso di attrezzi trainati entro una distanza di 3 miglia nautiche dalla costa o all’interno dell’isobata di 50 m quando tale profondità è raggiunta a una distanza inferiore dalla costa”. E ancora: “Deve essere vietato l’uso di reti trainate entro una distanza di 6 miglia nautiche dalla costa nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre, in corrispondenza delle prime delicate fasi di accrescimento di molte specie di interesse commerciale. Da valutare parziali deroghe per le imbarcazioni abilitate alle Pesca Costiera Locale”. E, infine, “La pesca a strascico dovrebbe essere interdetta entro una distanza di 4 miglia dalla costa, ovvero nelle aree con una profondità d’acqua inferiore a 60 metri, nel mese di ottobre, per tutelare la migrazione costa-largo di alcune importanti specie commerciali come la triglia e la seppia”.

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