SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giovani, lavoro, impresa e imprenditorialità. Camillo Di Monte, presidente dell’istituto di ricerca Iiris, in concomitanza con la visita nel Piceno del ministro della Gioventù Giorgia Meloni, ha presentato le risultanze di una sua analisi statistica.
La cornice dell’inchiesta? L’Italia non investe sui giovani, e non permette loro di investire, o quantomeno non li agevola.
Con una serie di interviste rivolte ai giovani dai 18 ai 35 anni di età residenti nella provincia di Ascoli Piceno, l’Iiris ha voluto sondare l’attitudine all’imprenditorialità e capire il livello di difficoltà e preoccupazioni che permea tale scelta.

Dare vita a un’iniziativa imprenditoriale assume connotati psicologicamente difformi a seconda della personalità dell’individuo. Per la maggior parte degli intervistati “fare impresa” è speranzosamente “un’opportunità di autoimpiego”, mentre per oltre un quarto è “un rischio, un’incognita”. Ma non manca chi, più propenso al rischio, la ritiene “un’avventura” stimolante, nonostante i tempi.

Su 100 intervistati, sono 56 coloro che hanno valutato di aprire una propria azienda e di essersi informati sugli incentivi pubblici (provenienti da Stato, Unione Europea, Regioni e Enti locali) a favore dell’imprenditoria giovanile.

Esattamente la metà degli intervistati lega la possibilità di creare una propria attività imprenditoriale a delle condizioni di carattere economico: quasi un terzo del totale ritiene fondamentale avere una sufficiente disponibilità finanziaria personale o a titolo societario, mentre un altro 17,2% subordina l’apertura di un’azienda a una migliore situazione economica generale.
A costoro si possono sommare quanti fanno dipendere la scelta di avviare in prima persona un’attività dall’eventuale offerta di prestiti bancari a tasso agevolato (5,6%). Guarda invece al panorama istituzionale sia quella parte del campione che desidererebbe l’esistenza di minori vincoli burocratici per l’avvio di un’azienda (10,6%), sia quella composta da coloro che vorrebbero un maggior sostegno da parte delle istituzioni pubbliche e/o private (9,1%). È interessante segnalare, infine, che quasi un quarto degli intervistati (23,7%) non si attende migliori condizioni economiche-finanziarie o maggiori attenzioni sociali e politiche, restando nondimeno persuasa che un’idea vincente possa essere condizione bastevole per aprire una propria impresa.
LA CORNICE GENERALE L’Italia, secondo i dati Eurostat 2010 citati dall’Iiris, si dimostra un paese con bassi livelli di business transmission e scarso supporto da parte delle istituzioni, difficoltà di accesso al credito per i giovani che hanno intenzione di fare impresa, bassi rapporti tra università e mondo del lavoro che, uniti ad una situazione di crisi pesante del sistema economico-istituzionale, blocca la crescita del paese, del suo sistema economico, impoverisce le famiglie ed abbassa i livelli di qualità della vita riducendo le prospettive future delle giovani generazioni.

Il dato più allarmante riguarda tuttavia la disoccupazione giovanile che l’Eurostat attesta al 26,8% per le persone con un’età inferiore ai 25 anni e che, se si considerano gli under 35, può addirittura raggiungere il 33%.

L’Italia spende in ricerca e sviluppo soltanto l’1,2% del suo PIL, mentre Svezia e Finlandia superano il 3,5% e la Germania il 2,5%. Inoltre il nostro Paese ha i più bassi tassi di ricercatori in proporzione alla popolazione attiva, nonostante sia elevata la consistenza dei giovani fra i 20 e i 24 anni impegnati in percorsi di istruzione universitaria, se si analizza il dato del totale dei laureati tra i 24 ed i 65 anni, si verifica un posizionamento negativo a livello europeo, meno del 15% di media nazionale.

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