SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il deposito sotterraneo di stoccaggio per il gas metano nella zona Agraria. Una questione che il Movimento Cinque Stelle sta affrontando insieme alla cittadinanza attraverso l’organizzazione di una serie di incontri, per illustrare ai residenti del quartiere le documentazioni e gli interventi degli esperti in chimica e in geologia i quali concordano, secondo la loro prospettiva, nel sostenere la pericolosità del progetto per la salute, l’ambiente e il turismo dal momento in cui l’impianto verrebbe costruito in un’area non troppo lontana dalla Riserva Sentina e in una zona compresa tra l’autostrada A14, la Salaria e il quartiere Fosso dei Galli.
Dopo il primo appuntamento svoltosi alla Palestra del Campo sportivo dell’Agraria lo scorso 15 aprile, all’auditorium “G.Tebaldini” si è tenuto il secondo incontro dove insieme a Maria Rosa Ferritto – candidata sindaco della lista civica del movimento di Beppe Grillo – sono intervenuti anche Peppe Giorgini, l’esperto in impianti di stoccaggio Federico Marsili e il geologo Serafino Angelini.

[clicca qui per rivedere la videocronaca e la cronaca scritta dell’incontro fra cittadinanza e Gas Plus Storage tenutosi nello scorso gennaio e documentato da Rivieraoggi.it]

CARATTERISTICHE DELL’IMPIANTO
Il progetto della centrale di stoccaggio del gas si estende in un’area di venticinque mila metri quadrati e comprende la zona che va da via Torino, al casello autostradale dell’A14 a via Val Tiberina. Occorrono due anni per la realizzazione dell’impianto e in questa fase, oltre alla costruzione dell’intera struttura, è prevista anche la perforazione dei pozzi che fungeranno da deposito di metano prelevato dalla rete nazionale.
L’operatività della centrale si sviluppa infatti in due fasi distinte. In quella di iniezione che va da aprile a ottobre, il gas prelevato dalla rete verrebbe filtrato e iniettato a forte pressione all’interno dei pozzi. Nella fase di erogazione invece, che va da novembre a marzo, il gas estratto verrebbe depressurizzato, depurato dagli idrocarburi pesanti e immesso nuovamente nella rete nazionale.
All’interno del capannone verrebbero inoltre disposti quattro compressori necessari alla gestione del gas metano oltre ai setacci molecolari, degli strumenti utili all’estrazione di quelle sostanze impure nel momento dell’erogazione.
Essendo il gas riscaldato a una temperatura di circa trecento gradi, come tutti i gli impianti di combustioni, si verrebbero a creare degli elementi inquinanti quali le polveri sottili, il monossido di carbonio e le pm10. Il trattamento di queste sostanze è gestito da un’enorme caldaia a olio diatermico in funzione nell’intero arco di un anno ed è strutturata da una cisterna che raccoglie la serie di gas di scarico, che una volta trasformati in gas di scarto tramite i setacci molecolari, verrebbero bruciati da una candela alta trenta metri in continuo funzionamento. Il dato preoccupante, sarebbe complessivamente quello di riscaldare 522 milioni di metri cubi di gas ogni anno (e per vent’anni) a una temperatura di duecentotrenta gradi.

L’IMPATTO AMBIENTALE
Secondo uno studio riguardo all’inquinamento acustico effettuato dalla Gas Plus, l’azienda che si è aggiudicata la concessione per la realizzazione dell’impianto, già nei due anni di realizzazione della centrale si arriverebbe ai cento decibel giornalieri. A questo si aggiungerebbe poi quello derivante dalle macchine di trivellazione per la formazione dei pozzi oltre al trasporto dei materiali necessari alla costruzione dell’intero impianto.
“Considerando solo i due anni di costruzione – dichiara l’esperto in impianti di stoccaggio Federico Marsili – l’inquinamento ambientale si sposterà per tutta la città e nei Comuni limitrofi senza considerare quello acustico che colpirà gli abitanti di quella zona. Questa centrale, rispetto a quella di Cupello situata nelle campagne abruzzesi (in provincia di Chieti, ndr), è troppo vicina alle abitazioni e al casello dell’autostrada, un pessimo biglietto da visita per una città in cui il turismo è tra le poche risorse”.

E a proposito dell’impatto ambientale, l’intervento del candidato consigliere del Movimento Cinque Stelle Peppe Giorgini si concentra nel fornire alcuni dati. “264 tonnellate di ossido di azoto è la quantità emessa nella sola fase di realizzazione – dichiara Giorgini – generati dai processi di combustione, esattamente come avviene nelle automobili e nei riscaldamenti domestici. Una volta emessa, la miscela di ossido di azoto permane per cinque giorni nell’aria sviluppando un’area a ombrello che può raggiungere una distanza di circa cento chilometri quadrati. Un impatto inimmaginabile per l’ambiente che disperde nell’aria 5 tonnellate di polveri ogni anno. Bisogna poi considerare i danni all’agricoltura – prosegue Giorgini – che creano alterazioni dal punto di vista biologico e per quanto riguarda l’uomo interferiscono nell’ossigenazione dei tessuti”.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre proiettato un video in cui il ricercatore e studioso di nanopatologie Stefano Montanari spiega l’effetto delle polveri sottili sull’uomo. “Le micro e nano particelle – dichiara Montanari – sono delle polveri grossolane che una volta emesse vengono trasportate dai fenomeni atmosferici o dalla gravità. Più sono piccole, maggiore è il danno per la salute poiché respirando arrivano a depositarsi fino agli alveoli polmonari. Entrate a contatto col sangue, vengono subito sequestrate dagli organi attraverso la circolazione ed essendo viste come corpi estranei, l’organismo le isola circondandole con un tessuto che può dar vita a un’infiammazione fino a generare il cancro”.

Non meno importante è poi la percentuale di incidenti che potrebbero verificarsi all’interno di queste centrali. “Gli incidenti non sono di natura trascurabile – aggiunge il geologo Serafino Angelini – nell’impianto di stoccaggio di Ripalta Guerina (in provincia di Cremona, ndr) il 23 dicembre 2010 si è verificato un incidente a seguito della formazione del ghiaccio all’interno di una tubatura alla cui esplosione, è seguita una nube alta sei metri”.
Secondo il Movimento Cinque Stelle i rischi legati all’ambiente non si limiterebbero alle zone circostanti l’impianto. La preoccupazione va infatti al fosso collettore, un canale di irrigazione che scorre a pochi metri dal deposito e che sfocia in mare all’altezza della Riserva Naturale Sentina, e a una zona a medio rischio esondazione. Un esempio sono le alluvioni del 1976 come quella del 1992 fino alla recente di inizio marzo.
“La popolazione viene prima di tutto – dichiara la candidata Maria Rosa Ferritto – come al solito quando si tratta di costruire non viene chiesto il parere dei cittadini. Anche se tutto è partito dal Ministero dello Sviluppo Economico, l’Amministrazione comunale poteva informare meglio i cittadini. L’eventualità di questa centrale – prosegue la Ferritto – rappresenta secondo noi un danno ambientale e turistico senza considerare poi la svalutazione delle attività commerciali e degli immobili per la permanenza di quella candela che brucia i gas di scarto nell’atmosfera. Per questo, abbiamo deciso di costituire un comitato no-gas insieme ai rappresentanti dei comitati di quartiere e ribadire che si può produrre energia in tutt’altro modo, pensando alle rinnovabili”.

“Tutto dipende da chi vincerà le elezioni – conclude ironicamente Peppe Giorgini – il quartiere Agraria è il luogo meno adatto per costruire questo impianto di deposito che insieme al punteruolo rosso, alla cassa di colmata e alle erosioni delle spiagge stanno facendo diventare San Benedetto una città sullo stile di Blade Runner”.

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