SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le indagini della Capitaneria di Porto di San Benedetto sul potenzialmente tragico incidente marittimo all’alba di giovedì sono tuttora in corso, e in mattinata l’equipaggio del peschereccio Falco Pescatore è stato a lungo a colloquio con il personale diretto dal Comandante Daniele Di Guardo.

All’uscita dell’edificio dell’autorità marittima, il comandante del peschereccio affondato ha parlato brevemente con i giornalisti presenti, rilasciando anche una breve intervista televisiva.

Il marittimo martinsicurese Marco D’Addezio ha dichiarato: “La motocisterna Tigullio non ha rispettato la precedenza, si è infilata fra quattro unità di pesca che stavano lavorando”. E proprio la presenza di altri pescherecci (l’Audace, il Rossella e l’Eliana) ha permesso la messa in salvo immediata dei sei uomini dell’equipaggio del Falco Pescatore, tutti italiani, che non hanno nemmeno toccato l’acqua. Prima che la loro unità affondasse, infatti, i marittimi sono subito stati fatti salire sul vicino peschereccio Audace, anch’esso di stanza a San Benedetto.

Dichiarazioni, quelle del comandante martinsicurese, che ovviamente andranno vagliate dalle autorità inquirenti e che rappresentano ovviamente soltanto una versione di parte di cui diamo conto per diritto dovere di cronaca.

Assieme a lui, sul peschereccio affondato, c’erano i marinai Massimo Cardinale, Carlo Camaioni, Marco Di Giosia, Umberto Di Emilio e Mirko Coccia, tutti originari di Martinsicuro e San Benedetto.

Il Falco Pescatore è un motopesca del tipo “volante”. Si tratta cioè di un tipo di imbarcazione che durante la battuta di pesca opera in coppia con un’altra unità simile, condividendo una grande rete fra i due scafi.

Il luogo della collisione, di cui ancora non siamo in grado di dare le coordinate navali, si dovrebbe comunque trovare al largo di Porto San Giorgio, a 13 miglia dalla costa. La profondità del fondale in quel punto dovrebbe essere fra 50 e 80 metri.

CIRCA I PERICOLI DI INQUINAMENTO Il peschereccio Falco Pescatore ora giace in fondo al mare, con il suo carico di gasolio per alimentarne i motori. La motocisterna Tigullio (batte bandiera italiana, la compagnia armatrice è la genovese SMTV-G.Messina spa ed è nuovissima, varata nel 2007), adibita al trasporto di gasolio, non ha subito danni allo scafo e dopo essere rimasta nel punto dell’incidente per prestare soccorso ha ripreso la sua navigazione verso Pescara.

Quindi nessuna perdita di gasolio da parte della motocisterna. Per quanto riguarda il peschereccio affondato, i controlli aerei operati poche ore dopo dal Nucleo Aereo-Guardia Costiera di Pescara non hanno rilevato fenomeni di inquinamento in atto.
Venerdì mattina il fondale dove giace il peschereccio verrà ispezionato dal Rov, un robot subacqueo dotato di videocamera che viene usato quando non è possibile mandare dei sommozzatori per via dell’eccessiva pressione, che richiederebbe l’uso di palombari. Che però non sono stati allertati.
Dunque dalle risultanze dell’ispezione del robot si potrà avere un responso sulle condizioni dello scafo del peschereccio e sulla possibilità di fuoriuscita di gasolio dalle stive del carburante.

Ad ogni modo, secondo il dato di esperienza che abbiamo chiesto al Nucleo Sommozzatori della Capitaneria, potrebbero esserci due opzioni, entrambe non preoccupanti. Nella prima, il carburante non uscirebbe affatto dalle stive. La seconda opzione potrebbe prevedere delle piccole perdite, prolungate nel tempo. Una sorta di stillicidio di gasolio verso l’esterno, verso l’acqua, ma data la profondità il carburante si disperderebbe in mare senza creare macchie o effetti disastrosi per l’ecosistema.

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