SAN BENEDETTO DEL TRONTO – 26 aprile 1986: il reattore 4 della centrale nucleare Lenin di Chernobyl esplode. Sono trascorsi 25 anni, e del drammatico evento se ne parla ancora molto.

Magliette, volantini e uno striscione lungo 6 metri: è così che i Verdi di San Benedetto del Tronto hanno ricordato, durante la mattinata di ieri, il disastro avvenuto nella centrale ucraina.

Sostenuti da simpatizzanti e associazioni locali, hanno inoltre espresso la loro solidarietà verso il popolo giapponese colpito anch’esso da un esplosione non meno cruenta.

“Un abbraccio simbolico – spiega l’assessore Paolo Canducci – per esprimere la nostra vicinanza alle due popolazioni colpite, oggi come 25 anni fa, dai più gravi incidenti nucleari della storia. Questo è un modo per ribadire come l’energia nucleare non rappresenti la soluzione”.

“Ci dicevano – va avanti il consigliere Andrea Marinucci – che dopo Chernobyl non avremmo avuto mai più tragedie nucleari: e oggi, invece, a 25 anni di distanza, le immagini che arrivano da Fukushima sono la prova che nessuna promessa sulla sicurezza dell’atomo è credibile”. Secondo Donato Coccia e Roberto Capriotti “è tempo che gli stati dotati di centrali atomiche rivedano le loro politiche energetiche e che quelli desiderosi di costruirle abbandonino i loro piani”.

Con la manifestazione si è espresso palesemente il desiderio di sostenere il referendum che si terrà nei giorni 12 e 12 giugno. Un diritto, secondo i Verdi, di dire a gran voce “no” al nucleare.

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