SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ospitiamo la risposta di Branko Gudelj al candidato sindaco del centrodestra Bruno Gabrielli in merito ad un concorso per istruttore amministrativo al Comune di San Benedetto del Tronto.

Cito l’articolo:  “…la conoscenza della lingua italiana dei nostri figli,costruita con una formazione scolastica certificata dai loro titoli di studio, è stata equiparata ad una semplice autocertificazione di avere un’adeguata conoscenza della lingua italiana richiesta agli stranieri..“.
Innanzitutto, io, Branko Gudelj, nato nella Repubblica del Montenegro, risiedo a San Benedetto del Tronto dal lontano 1992, da quando avevo cioè sette anni di età (oggi ne ho ventisei), e sempre a San Benedetto ho frequentato tutte le scuole, da quella elementare a quella superiore, tranne il primo anno di scuola elementare conseguito nell’allora Jugoslavia.

Inoltre ho conseguito una laurea triennale presso la sede distaccata di Porto d’Ascoli dell’Università Politecnica delle Marche, e la laurea specialistica circa un anno fa (tra l’altro in corso) nella facoltà di Economia di Ancona. Mi chiedo se questo non basti per certificare la mia conoscenza della lingua italiana.

In secondo luogo, indirizzandomi idealmente a Gabrielli, vorrei far notare che seppur nato nell’attuale repubblica di Montenegro, e seppur di nazionalità croata, e non montenegrina (il fatto di essere nato in un luogo non significa necessariamente essere un “nazionale” di quel determinato luogo) sono cittadino italiano, equiparato quindi a tutti gli altri cittadini italiani per quanto riguarda diritti e doveri, siano essi italiani “puri” o italiani “acquisiti” come il sottoscritto.
Non voglio entrare nel merito dei principi personali di Gabrielli, ma mi attengo solo alla Costituzione italiana e al bando del concorso al quale sto partecipando, che appunto dice che il bando è riservato a cittadini italiani o comunitari.

Tra l’altro Gabrielli dovrebbe essere informato sul fatto che il Montenegro non faccia parte dell’Unione Europea (neanche la Croazia) e di conseguenza il fatto che io abbia partecipato al concorso significa che sono necessariamente cittadino italiano.

Continuo con l’articolo: “…la conoscenza della lingua italiana è stata solo autocertificata ai concorrenti stranieri, senza verifiche sulla padronanza, mentre i ragazzi italiani hanno dovuto cimentarsi in esami di lingua inglese, tedesca e ceca, in competizione con i concorrenti di madrelingua..”

1- col concetto di stranieri si usa sempre più spesso intendere un cittadino di paesi non facenti parte dell’Unione Europea, mentre la candidata slovacca ed il sottoscritto (ripeto, cittadino italiano) non siamo “stranieri“, o forse Gabrielli intendeva dire “non etnicamente italiani” o “non italiani puri”?

2- il fatto di passare una preselezione rispondendo a 30 domande a quiz e di rispondere a quattro domande nella prima prova scritta in un italiano perfetto, forse anche migliore dell’italiano medio che sento parlare passando per strada, non è di per sé una conferma della padronanza?

3- né la lingua inglese, né quella tedesca né quella ceca sono per me, nato nella ex Jugoslavia,una madrelingua. Bruno Gabrielli dovrebbe anche sapere, per un mero fatto di cultura personale, necessario requisiti di un candidato sindaco di una città di quasi 50.000 abitanti, che la lingua madre della ex Jugoslavia è il serbo-croato; il ceco è la lingua parlata nella Repubblica Ceca, e al limite, in gran parte della Repubblica Slovacca, una volta ambedue componenti la ex Cecoslovacchia. Parimenti né l’inglese né il tedesco sono per me una madrelingua. Forse risulta difficile credere che qualcuno abbia più talento di altri in fatto di apprendimento di lingue straniere, però io ne sono una prova vivente.

Capisco che in vista delle elezioni comunali di questo mese ogni mezzo sia giustificato se il fine è quello di infangare l’attività (in questo caso un concorso) svolta dagli avversari politici, ed è per questo che non me la prendo con Gabrielli a livello personale, ma voglio ripetere che prima di dire delle affermazioni sarebbe meglio informarsi di più sui soggetti e sugli oggetti delle proprie dichiarazioni.

Continuo a sentirmi un italiano di serie A come tutti gli altri, a pagare le tasse, a lavorare, e spero di restare per il resto della vita in questo splendido paese.
Distinti saluti.
Branko Gudelj

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