Ci ha scritto così un nostro insigne lettore che ha preferito mantenere l’anonimato. Ringrazio l’autore per  la possibilità che ci dà di offrire ai nostri lettori informazioni chiare, trasparenti oltre che utili come stimolo verso un’Italia migliore.

Caro Nazzareno
mi è piaciuto molto il tuo dis-appunto su stampa e Parlamento. Fra le peculiarità della democrazia italiana le due che hai messo in risalto sono particolarmente marcate.
La stampa in Inghilterra (e meno forse nelle altre democrazie ispirate a quella anglosassone) svolge un ruolo di potere indipendente. E’ in genere super partes e cerca di essere distaccata dal partito al potere. Si vuole osservatore critico dell’operato del governo. Da noi i media (stampa e televisione) sono al servizio degli interessi organizzati, siano essi partiti o gruppi di pressione. Non sono osservatori critici dell’arena politca ma una delle armi delle parti che nell’arena si affrontano.
Per quanto riguarda il Parlamento, il problema vero riguarda il ruolo dei partiti che in Italia è centrale. Negli Stati Uniti i partiti esistono in campagna elettorale e basta. Nelle democrazie di tipo anglosassone si vedono in campagna elettorale e cercano di organizzare consenso tra l’elettorato ma sono defilati. Da noi sono sempre stati e sono ancora delle organizzazioni che forse non sarebbe esagerato definire di tipo “mafioso” (lo era il PCI, lo era la DC anche se molto variegata) e lo sono i partiti attuali. Sono essi che decidono chi va nelle liste e la qualità principale che si deve avere è quella di saper obbedire, tacendo, alle direttive del vertice.
Niente altro, eccetto forse il requisito di essere fotogenici e saper parlare correttamente l’italiano (ma questo vale per la corte di Berlusconi più che per quella delll’ex-Pci).
Si sarebbe meglio serviti da un parlamento i cui membri fossero sorteggiati tra la popolazione.

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