SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ricordate il bando di concorso del Comune per la selezione di un interprete linguistico da arruolare part time e a tempo indeterminato negli uffici del settore Cultura e Turismo? Ebbene, la procedura è andata avanti, e alla prova orale sono arrivati due candidati, una donna slovacca e un giovane di origini montenegrine.

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Bruno Gabrielli, candidato sindaco del Pdl, grida alla “discriminazione” per i cittadini italiani, riconnettendosi anche al manifesto affisso nelle settimane passate dalla Lega Nord in città, nel quale si paventava una presunta disparità fra stranieri e italiani nell’accesso a servizi e contributi economici del Comune (a favore degli stranieri).

Afferma Gabrielli: “La conoscenza della lingua italiana non figurava tra i requisiti per l’ammissione al concorso ed è stata semplicemente autocertificata dai concorrenti stranieri, senza verifiche sulla loro padronanza, mentre i ragazzi italiani hanno dovuto cimentarsi in esami in Lingua Inglese, Tedesca e Ceca in competizione con concorrenti di madrelingua”.

“L’aver inserito nelle prove di esame un esame di Italiano, avrebbe verificato la preparazione nella lingua in cui si dovranno scrivere tutti gli atti lavorativi ed avrebbe pareggiato le competenze tra tutti i concorrenti. Nello svolgimento delle sue funzioni – prosegue il candidato berlusconiano – il neo dipendente dovrà redigere atti in Italiano, trattandosi comunque di un ruolo da Istruttore amministrativo, ma con un incerto italiano, necessario anche per svolgere la funzione di interprete. Mai in passato si era riscontrata in Comune una mole di lavoro tale da giustificare l’assunzione di un esperto di lingua Ceca”.

E poi l’affondo che riaccenderà la polemica sul manifesto della Lega. “Ecco che il fatidico manifesto della Lega non si rileva demagogico come urlato dai consiglieri della maggioranza Gaspariana, ma strettamente calato nella realtà delle scelte che l’attuale amministrazione attua a scapito degli interessi degli italiani e dei loro figli, e la vignetta del manifesto non è più satirica ma una immagine di cronaca quotidiana che noi ci prefiggiamo di contrastare e combattere, a tutela dei legittimi diritti dei nostri connazionali”.

ALCUNE CONSIDERAZIONI A MARGINE Fin qui le posizioni espresse da Bruno Gabrielli. A chi scrive sembra il caso di ricordare un paio di fattori, però. Per prima cosa, non è assolutamente detto che una persona che non è di madrelingua italiana non possa arrivare a conoscere l’italiano (anche l’italiano scritto, sì) ugualmente se non meglio di tanti altri italiani “nativi”. Ed esistono casi concreti che testimoniano questo fatto.

Inoltre, se vi andate a leggere il bando di concorso, noterete subito come uno dei requisiti per poter partecipare al concorso era il possesso della cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione Europea. Quindi non era certo possibile escludere a priori che alle prove di selezione finali giungessero delle persone non nate in Italia. Se competenti nelle materie d’esame, per quale motivo non dovrebbero avere diritto al posto?

E, soprattutto, le materie d’esame sono “ordinamento degli enti locali”, “elementi di diritto amministrativo”, “conoscenza di due lingue straniere (inglese obbligatorio, una fra lingua tedesca e ceka)”.

Per quale motivo una donna slovacca e un uomo montenegrino non dovrebbero aver studiato e ben appreso il funzionamento degli enti locali italiani e il diritto amministrativo?

Una delle due lingue facoltative, poi, era il tedesco. Un italiano, se vuole, può conoscere la lingua di Goethe molto bene, almeno quanto un montenegrino.

Infine, un dubbio che sorge spontaneo. Ma vuoi vedere che questo montenegrino e questa slovacca sono arrivati alle fasi finali delle selezioni semplicemente perché sono stati più bravi dei tanti candidati italiani?

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