SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Giovane donna residente a San Benedetto condannata per molestie telefoniche a 3 mesi (pena sospesa). La corte del tribunale rivierasco ha accolto le richieste del pubblico ministero che ha dimostrato, durante le conclusioni processuali, le responsabilità dell’imputata nel compiere le numerose e incessanti chiamate nei confronti di una sua rivale in amore.

Daremo dei nomi di fantasia ai protagonisti di questa vicenda iniziata nel biennio 2008, 2009 e conclusasi in sede penale nell’aprile del 2011. La parte lesa la chiameremo Anna, l’imputata Giovanna e l’uomo del contendere Ugo, un libero professionista sambenedettese.

Ugo è un uomo sposato e titolare di un’agenzia di servizi. Di lui sappiamo quanto riferiscono le parti al processo, cioè che vive una storia extra coniugale con Anna, sua dipendente anch’essa sposata. Per ovvie ragioni il rapporto galeotto termina, come terminano anche i rapporti lavorativi, e al posto di Anna subentra Giovanna, giovane donna libera da ogni vincolo matrimoniale che si innamora di Ugo e che a quanto pare viene addirittura corrisposta.

Giovanna è innamorata di Ugo, ma un giorno trova alcuni dei tabulati telefonici del suo amato dai quali emergono telefonate sospette. Da quella bolletta scopre numerose telefonate fatte ad Anna, l’ex, e presa forse dalla gelosia, Giovanna telefona alla rivale in amore, non una, non due, ma dieci e forse più volte di giorno e di notte, con la speranza di capire se i rapporti telefonici con Ugo fossero semplici cordialità o un ritorno di fiamma.

Anna riceve quelle telefonate alle quali nessuno però risponderà. Telefonate anonime che la spingono a denunciare il fatto alle autorità che a seguito delle indagini scoprono che le utenze dalle quali sono partite le chiamate sono tutte riconducibili a Giovanna o a persone a lei legate.

Da quel momento parte la denuncia da parte di Anna dei confronti di Giovanna e il successivo processo penale per molestie telefoniche, nel quale viene chiamato a testimoniare anche un imbarazzato Ugo, che conferma la situazione con le due amanti e quanto scoperto dalla seconda, o meglio da Giovanna: lui ed Anna si sentivano ancora.

Mettersi nei panni dei legali che hanno difeso entrambe le donne è affare alquanto difficile, ma al di là della “singolare” vicenda, in ballo c’erano delle accuse non di poco conto e di fronte alla legge, le parti hanno rivolto le dovute e serie conclusioni prima del verdetto.

Per i legali di Anna, parte civile al procedimento penale, sono stati chiari gli intenti di Giovanna che in maniera petulante avrebbe molestato l’ex amante del suo fidanzato, con telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, causando quindi un danno che gli stessi hanno quantificato in 3 mila euro da elargire nell’immediata conclusione del processo.

Per gli avvocati di Giovanna al contrario, non esisterebbe reato perché l’assistita avrebbe solo agito per tutelare i propri sentimenti. “Ha chiamato per capire se il suo rapporto era a rischio o meno e non con l’intento di molestare” ha sostenuto il suo legale. “Lo dimostrerebbe il fatto che una volta venuta a conoscenza della reale situazione avrebbe interrotto le telefonate” e forse anche il rapporto d’amore intrapreso con Ugo.

Per la corte del tribunale rivierasco, Giovanna è colpevole, perché esternamente alle vicende amorose che potrebbero sembrare più la trama di una commedia all’italiana degli anni 70’, la sua condotta l’ha portata a compiere un reato quantificato in 3 mesi di reclusione (pena sospesa) per molestie telefoniche. Esclusa da parte del giudice la richiesta di risarcimento immediato formulata dai legali di Anna.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 957 volte, 1 oggi)