SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sì, è jazz. Ma di una specie particolare, propria del musicista cólto che ha salde radici nel rigore della musica classica. È il sambenedettese Stefano Travaglini che ha concluso venerdì 15 aprile la rassegna Horizons Jazz Festival, di cui tra l’altro è direttore artistico, esibendosi in quintetto con – in ordine di apparizione – Giacomo Dominici al contrabbasso, Israel Varela alla batteria, Manuel Trabucco ai sassofoni e, ospite speciale, Roland Balogh alla chitarra elettrica sul palco del teatro di San Filippo Neri.

Classe ’76, un curriculum accademico di alto livello e tanta esperienza nella musica, classica, pop, jazz, Travaglini è capace di esprimere un’arte frutto di un sincretismo culturale dalle componenti definite e riconoscibili e per questo grandemente apprezzata dal pubblico. La serata si è aperta con una sua composizione per pianoforte solo The sun comes to me e, successivamente, un brano per volta sono apparsi gli altri strumenti per più di due ore di musica con una piacevole alternanza di pezzi originali di Travaglini e Balogh e classici.

Freschezza nel sempreverde blues Au privave scritto nel 1951 dal grande sassofonista Charlie Parker e interpretato in serata da pianoforte e contrabbasso: ha messo in luce la pulizia nel walking bass e le qualità nell’improvvisazione del bassista Dominici. Poi Israel Varela, grinta e musicalità da vendere, sempre sul pezzo con lo stile e il suono appropriati durante tutto il concerto. Sostegno fondamentale nei brani composti dal pianista venezuelano Otmaro Ruíz Living pictures (del 2008) e Las tres Marias (del 1996) interpretati in trio (il primo) e in quartetto (il secondo). Assoli molto applauditi. Da menzionare anche il govanissimo Trabucco a suo agio sia al sassofono soprano sia al contralto con i quali ha espresso sempre un bel timbro.

Ospite speciale della serata il giovane Roland Balogh, virtuosa chitarra ungherese già vincitrice nel 2009 del Montreux jazz guitar competition. Superlativa la sua prova sia da un punto di vista tecnico sia da quello più prettamente interpretativo, specialmente nella beguine Our Spanish Love Song durante la quale il suono della sua Gibson L-5 rossa ha fraseggiato sulle orecchiabili progressioni composte dal contrabbassista americano Charlie Haden e sorpreso il pubblico con la lirica cadenza in coda al pezzo. Il lettore che volesse ascoltarla potrà farlo cliccando sul collegamento al video allegato a destra di questo articolo: l’audio è stato ripreso durante l’esibizione di venerdì sera e le fotografie sono state scattate da Giuseppe Di Caro, fotografo ufficiale della manifestazione.

Un plauso dunque a Stefano Travaglini, nella veste di anfitrione, musicista maturo e compositore dal gusto raffinato e nella veste di direttore artistico della rassegna che ha fatto esibire, durante questo secondo anno, valenti jazzisti come Jonathan Kreisberg e Diego Amador, solo per citarne un paio.

A questo punto auspichiamo vivamente una terza edizione di Horizons Jazz Festival l’anno prossimo sempre nello stesso adatto teatro con l’organizzazione dell’associazione Laboratorio delle idee, magari con quel sostegno da parte dell’Amministrazione Gaspari che quest’anno purtroppo è mancato.

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