Elezioni a San Benedetto. Cinquecento i candidati, con allegato sindaco, che parteciperanno alla prossima kermesse sambenedettese dalla quale dovrà uscire il nuovo consiglio comunale.
Non saranno più in 30 a decidere le sorti della città capofila della riviera picena ma in 24. Ancora molti, troppi, ma un segnale è stato mandato, niente non è. Mi aspetto segnali simili anche dallo Stato centrale dove il problema è ancora più grave tra stipendi da nababbi, pensioni facili e d’oro, oltre a rimborsi da paese… incivile.
Quali sono le ragioni che hanno spinto tante persone a mettersi in gioco? I motivi, secondo me, sono diversi. In una trasmissione Rai l’altro giorno, citando i migliaia di candidati in Comuni e Province del sud, li collegavano alla mancanza di lavoro, ad uno spiraglio che dia la possibilità di racimolare qualche euro con la politica, visto che considerarla un mestiere, e non più una missione, non è più un segreto. Può essere vero ma in minima parte, perlomeno nelle nostre zone. Non mi pronuncio su quanto avviene nel sud perché non conosco bene le situazioni pugliesi, calabresi ecc.
La ritengo, quella della disoccupazione, comunque la causa minore e più “sana” che può aver spinto tanta gente a voler diventare amministratori di una città di quasi 50 mila abitanti come la nostra.
I motivi sono altri e nascono tutti dalla presunzione e da una specie di inganno che le persone più esperte esercitano sui giovani prevalentemente ma anche su chi non ancora ben capito la triste regola del voto inconsapevole che riguarda, a parer mio, il 60% dei potenziali elettori; dell’altro 40%, formato tutto da persone consapevoli per un verso e per l’altro, un buon 20% è composto da chi non andrà a votare, il restante da voti sicuramente e giustamente consapevoli.
Un’analisi della quale, purtroppo, molti si renderanno conto soltanto nella… conta finale.
Certamente gli elettori che votano senza una precisa consapevolezza lo fanno per motivi diversi (voto da non sprecare, il candidato ha un bell’aspetto, ho sempre votato lì, vado alle urne perché lo ritengo un dovere ecc.), dei quali il peggiore è quello per convenienza che sanno sfruttare principalmente i marpioni della politica, spesso irresponsabili perché sanno che non potranno mai mantenere le promesse fatte… casa dopo casa. Intanto.
Al contrario, tra i circa 500 candidati un buon 70% non sarebbero capaci nemmeno di cercare il voto alla propria mamma ma credono che, essendo persone serie e stimate, un buon numero di voti lo otterranno. Qualcuno forse sì tra gli elettori consapevoli, ma solitamente il risultato è proprio minimo.
E’ un problema culturale tutto italiano che resta una piaga, oggi impossibile da rimarginare.
L’altra ragione, la peggiore, è l’illusione che capilista o candidati sindaci “regalano” a persone che potranno essere utili nella sommatoria finale quando le 10-15 preferenze cadauno serviranno solo agli autori delle lusinghe.
Un esempio: 4 liste da 24 candidati garantiscono ai “capi” un minimo di 500 voti (96 x 5) senza nessun beneficio o quasi a chi li ha presi. Se, a questo “giochetto”, aggiungiamo le piccole ambizioni personali di alcuni gruppi giovanili, ecco che i 500 candidati diventano una realtà.
Questi ultimi commettono un errore di fondo: invece di 4 liste, perché non ne hanno fatto soltanto una con i sei più impegnati delle quattro liste attuali? Dico questo perché, mentre nelle altre liste esiste una differenza di fondo, in quel cosiddetto quarto polo (invece di 4 poli!)  gli intenti, i programmi e le promesse sembrano gli stessi.
Insomma un quarto incomodo che, così frammentato, non riesce a dare segnali in grado di fare una vera concorrenza agli altri tre.
Il mio auspicio? Tre o quattro liste al massimo per 24 eletti ma per tutto il territorio dei circa 14 comuni che una volta era denominato come  Riviera delle Palme. Attualmente nello stesso territorio sono circa 250 i consiglieri eletti!
Più che auspicio, un sogno che mi piacerebbe ricordare.

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