PERUGIA – C’è anche un po’ di San Benedetto al Festival del Giornalismo 2011, la kermesse che in questi giorni sta animando la città di Perugia, grazie a Maurizio Compagnoni, protagonista venerdì 15 aprile di un incontro dedicato proprio alla sua professione, la cronaca di eventi sportivi. A parlarne, insieme a lui, Marco Civoli di Rai Sport, Pierluigi Pardo di Mediaset, il “mitico” conduttore di Tutto il calcio minuto per minuto Alfredo Provenzali e il giornalista sportivo del Giornale Giuseppe De Bellis.

I diversi speaker hanno affrontato l’argomento dai rispettivi versanti: telecronaca, radiocronaca e articolo cartaceo infatti presentano differenze evidenti. Ma anche un filo conduttore, che è, secondo Marco Civoli, «la stessa identica passione, oltre al fatto che prima di tutto noi siamo giornalisti: la cronaca è solo una parte di questo mestiere». Ciò che cambia, per i telecronisti, è soprattutto lo stile: più tradizionale per Civoli, più adrenalinico e coinvolto per Compagnoni e Pardo.

Ma anche il mezzo incide molto: mentre in televisione gli spettatori guardano tutto ciò che accade in campo (anche meglio degli stessi telecronisti, costretti a «guardare le azioni in monitor minuscoli invece che nei maxischermi presenti ormai in molte case», come ha lamentato simpaticamente il buon Maurizio), alla radio a lavorare è soprattutto la fantasia dei radioascoltatori, come rivendica il decano dei radiocronisti Alfredo Provenzali. E se, come afferma Compagnoni, «in tv non ci si può inventare che una partita brutta è bellissima, anche se si può e si deve mantenere alta l’attenzione degli spettatori usando un po’ di mestiere», il vantaggio insostituibile della radio, secondo Provenzali, è che «ogni ascoltatore “vede” una partita diversa, vivendo in modo personale le emozioni trasmesse dal radiocronista, mentre un tv tutti seguono le stesse immagini scelte da un regista».

Molto è cambiato, poi, dalle prime radiocronache di 40-50 anni fa a oggi: è cambiato il linguaggio, per fortuna sempre meno ricco di un linguaggio autoreferenziale e poco comprensibile ai più («Sono vent’anni che non dico più “sfera”», racconta Civoli, «dopo che Gianfranco De Laurentiis mi minacciò di licenziarmi se l’avessi detto ancora…»), è cambiato lo stile, più attento a seguire la cronaca in diretta e a trasmettere le emozioni e meno compassato e “chiacchierone”. Con qualche eccezione, come la presenza di opinionisti e commentatori a fianco dei cronisti, poco gradita da Provenzali, che racconta: «Una volta ho sentito un cosiddetto opinionista dire già al primo minuto di gioco come, secondo lui, sarebbe andata la partita e ho spento la tv, un po’ scocciato. Quando l’ho riaccesa la partita era finita e ovviamente aveva vinto… l’altra squadra!».

Tanti gli argomenti toccati nel corso dell’incontro, dal gossip nel calcio alla concorrenza tra giornali cartacei e siti internet, ritenuti indispensabili nell’aggiornamento in tempo reale ma complementari alla carta, più adatta a sviluppare approfondimenti e temi di discussione. Fino alla principale paura dei telecronisti (che è quella di sbagliare il nome del marcatore, più che di interpretare male gli episodi arbitrali: nel secondo caso la “correzione” grazie ai replay è ammessa, nel primo un po’ meno) e alla moda dei telecronisti tifosi, unanimemente definita poco più che un fenomeno folcloristico, seguito da una piccola minoranza di telespettatori, tutt’al più dopo una partita seguita con una telecronaca “seria”, che resta uno strumento insostituibile, superato solo dalla presenza fisica allo stadio.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 355 volte, 1 oggi)