SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il flamenco al pianoforte in versione jazz. Diego Amador, il “cantator” gitano, si è esibito in trio la sera del 5 aprile al teatro San Filippo Neri, luogo sufficientemente raccolto ma al tempo stesso comodo e adatto per la seconda edizione della rassegna Horizons jazz festival.

Che il pianoforte fosse uno strumento a corde percosse si sapeva, ma diavolo che percosse. I compàs gitani (qualcosa più del ritmo) hanno sopraffatto il pubblico della galleria e della platea quasi al completo.

Le veementi interpretazioni di Amador con la voce e al pianoforte cucite da energiche sfumature hanno, in un certo senso, comunicato filologicamente immagini e sentimenti propri del mondo spagnolo e gitano. Egli ha l’atteggiamento artistico del protagonista di quel contesto, con il giusto timbro sofferto, il tocco possente e originale nonché un caldo affiatamento con i comprimari, il basso elettrico a quattro corde di Julian Heredia da Granada (sempre all’altezza e virtuoso nell’introduzione dell’ultimo brano, una soleà) e le percussioni del messicano Israel Varela (giovane batterista brillante, di gusto e dalla efficacissima tecnica).

Schizzi di andalusia per un’ora e mezza di emozioni suscitate dai tre strumenti assieme, in forma spesso omoritmica, quasi ad imitare musicalmente i colpi dati con i tacchi (zapateados) dai danzatori di flamenco. I palos (cioè i generi del flamenco) ascoltati durante la serata e condensati negli undici pezzi in programma hanno dato un assaggio di soleà, fandangos, rondeñas, tanguillos e alegrias.

Apprezzate anche le citazioni accennate in più momenti del concerto in pieno rispetto dello stile: Everything happens to me scritta da Matt Dennis nel 1940 e interpretata da un giovane Frank Sinatra; Continuum del celebre bassista Jaco Pastorious presente nel suo album di esordio del 1976.

Pirotecnico il bis concesso dal “cantator” spagnolo ¡Vivan los gitanos! tratto dall’album del 2003 Piano Jondo. Il pezzo è innervato dal famosissimo brano Caravan scritto dal trombonista Juan Tizol. Da ricordare le gare di imitazione tra pianoforte e batteria con Diego Amador piegato nella bocca spalancata del pianoforte a percuotere le corde dello strumento con bacchette di legno. Gustosissime e divertenti improvvisazioni che il curioso lettore potrà ascoltare nel video allegato a destra di questo articolo: l’audio è stato ripreso durante l’esibizione di martedì sera e le fotografie sono state scattate da Giuseppe Di Caro, fotografo ufficiale della manifestazione.

Uniche interruzioni quelle degli applausi di un grato pubblico pagante. Grato all’organizzazione del festival, l’associazione Laboratorio delle idee e al direttore artistico Stefano Travaglini che è riuscito a richiamare in città nomi così interessanti del panorama  jazz contemporaneo internazionale.

Il prossimo appuntamento, in seno alla rassegna Horizons nello stesso teatro sarà per domenica 10 aprile con un doppio concerto: Daniel Szabo, pianoforte solo e, a seguire, il trio di Luca Mannutza.

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