SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo da Nazzareno Torquati, ex assessore alle Attività Produttive della seconda giunta Perazzoli.

Quello che può sembrare uno scherzo nasconde in realtà una necessità ormai non più  prorogabile: quella di un’area metropolitana che fa capo ed utilizza gli strumenti operativi di San Benedetto del Tronto.

Questo anche in considerazione della scarsa attività, autorevolezza e rappresentatività della nuova amministrazione provinciale che sempre più somma una modesta attività ad una ascolanità di ritorno con caratteristiche medioevali. Questo stato di cose penalizzerà fortemente la nostra area nell’immediato futuro in quanto pagherà una carenza progettuale che la proietti negli anni.

Anche le stesse organizzazioni politico-sindacali sono fortemente ancorate ad interessi ascolani e trattano la nostra area come una zona da tenere sotto il loro controllo.

Poi nonostante il gran numero di candidati sindaci ed uno sproposito di candidature a consiglieri comunali nessuno propone la creazione dell’area metropolitana e meno che mai la fusione dei comuni.

Ciò sta a significare che per i prossimi cinque anni niente cambierà se non si creano le condizioni di una spinta dal basso per creare un forte movimento di opinioni. Eppure esiste già uno strumento istituzionale che potrebbe già da subito essere utilizzato per questi scopi e far rimarcare l’autonomia della nostra area da quella ascolana.

Esso è l’Ambito Territoriale Sociale 21 (www.ambitosociale21marche.it) che è lo strumento di programmazione dei Comuni per avviare nei diversi Ambiti territoriali la progettazione e la realizzazione della rete dei servizi e interventi sociali istituito già dal 2002.

Associa 14 comuni per una popolazione di 102 mila abitanti ed una estensione di 330 Kmq: un classico esempio di area metropolitana che racchiude in sé tutte le caratteristiche vincenti per una economia moderna e ad altissimo valore aggiunto, capace di produrre ricchezza non solo sul proprio territorio ma anche all’estero.

Sarebbe sufficiente allargare le proprie competenze già ai settori produttivi ed urbanistici con commissioni studiate ed aperte alle realtà locali per attivare un percorso di programmazione ed investimenti creando un Parco Progetti che potrebbe ricevere un cospicuo finanziamento dalle normative di nuova generazione della Unione Europea.

Come dicevo prima sarà difficile che chi oggi si propone alla guida della città faccia sua questa iniziativa. E’ troppo impegnativa per il loro livello di dinamicità e di operosità e uscirebbe fuori dagli ormai schemi classici di gestione paesana a cui tutti si riferiscono.

Però si potrebbe creare unache serva da pungolo affinché si arrivi a qualche risultato. Personalmente sono disponibile insieme a chi crede in questa prospettiva a crearne le condizioni.

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