TORTORETO – “Vogliamo giustizia per Denis Cavatassi”. Gli amici del ristoratore, ancora rinchiuso nel carcere di Phuket in Thailandia, si mobilitano con l’invio di una mail ad Ambasciate e Ministero, affinchè si faccia luce sull’omicidio di Luciano Butti, per il quale Cavatassi è accusato di essere il mandante. Cavatassi è in carcere dal 19 marzo e il Tribunale, che ha respinto la prima richiesta di scarcerazione su cauzione, dovrà pronunciarsi questa settimana sulla seconda istanza avanzata dagli avvocati della difesa. Per la mobilitazione in favore di Cavatassi sono stati creati anche un gruppo su Facebbook e un blog http://denis-cavatassi-is-innocent.blogspot.com/ dove vengono riportati gli aggiornamenti sulla vicenda.

Di seguito il testo della mail che gli amici propongono di mandare alle istituzioni a scopo di sensibilizzazione, che deve essere inviata agli indirizzi mail  thai.em.rome@wind.it.net

(Ambasciata thailandese a Roma) consolare.bangkok@esteri.it (Ambasciata italiana in Thailandia); ministero.affariesteri@cert.esteri.it (Ministero degli affari Esteri).

Il contenuto dell’e-mail dovrà essere per tutti uguale, senza aggiunte di ulteriori passaggi.

Il testo:

Il 15 marzo scorso il Sig. Luciano Butti, veniva assassinato da 4 colpi di pistola a Phuket in Thailandia da quattro killer.
Nel giro di 24 ore la polizia locale ha:
1) arrestato due dei killer;
2) identificato gli altri due, attualmente ancora a piede libero;
3) proceduto all’arresto di colui che ha organizzato l’omicidio, Prasong Yongjit, “chiamato da tutti Saa”;
4) proceduto all’arresto di Denis Cavatassi con l’accusa di essere il mandante dell’ omicidio, su dichiarazione di Prasong Yongjit.

Il Sig. Denis Cavatassi ed il Sig. Luciano Butti erano soci in affari di un ristorante e Prasong Yongjit un dipendente dell’attività.
Le prove a sostegno dell’accusa contro Denis Cavatassi sono un bonifico di 30.000 bat a favore di Prasong Yongjit (l’equivalente di circa 715 euro) e il fatto che ci siano state delle telefonate tra il cellulare di Denis e quello dell’accusatore. Tutti gli altri soci del ristorante e gli altri gestori di attività in Thailandia confermano che prestare soldi allo staff in Thailandia è cosa molto comune.
La stessa moglie di Denis ha riportato alla polizia che il dipendente, nonché accusatore, Sig. Prasong Yongjit, soffocava Denis di pressanti richieste di aiuto finanziario descrivendogli una situazione familiare molto difficile.
La prima richiesta di rilascio su cauzione è stata negata.  Ha fatto seguito una seconda richiesta venerdì 25 Marzo e nel frattempo Denis è ingiustamente detenuto senza prove concrete dentro un carcere che potrebbe contenere al massimo 500 persone ma che in realtà ne contiene 1200. Visto dall’esterno sembra un “mattatoio”. In particolare è detenuto in una stanza di 150 metri quadrati insieme a 200 persone. Se si mette in posizione supina di notte, non riesce a girarsi di lato per quanto sono attaccati. Sono condizioni disumane.
Vogliamo che questa incresciosa situazione si risolva al più presto.
Aiutateci a farlo rilasciare.

Chi lo conosce sa che raramente si incontrano persone così! Gentili, educate, rispettose e sempre pronte ad aiutare gli altri. Queste persone meritano profondo rispetto!
Il rispetto che deve essere “garantito” ad un uomo che lo ha sempre avuto per tutti!!
Ed è per questo che le persone che lo conoscono e che lo amano esigono che i governi si interessino; esigono delle risposte; esigono giustizia.
Per un uomo giusto questo è il minimo che si possa pretendere.

La Famiglia
Tutti gli amici

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