SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Dietro il nostro lavoro c’è un indotto incalcolabile, se ci fermiamo noi ci sarà un stop, nessuna azienda investirà più un euro nel settore balneare”: la denuncia arriva ancora una volta da Giuseppe Ricci che, nel corso del Salone del Commercio Quotidiano, svoltosi nel pomeriggio di lunedì presso la Galleria Calabresi, ribadisce le conseguenze che arrecherebbe al settore turistico l’applicazione della direttiva Bolkestein:Ci siamo creati il nostro lavoro da soli – prosegue il Presidente dell’Itb – Abbiamo sviluppato questo settore, è un’industria che ancora regge alla crisi economica. Ora c’è questa norma europea che dice che ci deve essere libertà di concorrenza sulle concessioni balneari. Quindi un tedesco può venire a San Benedetto e avere la sua concessione. Non è possibile per centomila motivi, dopo una vita di lavoro. Non si possono mettere in ginocchio 30 mila famiglie con investimenti ingenti fatti per anni. Il 5 aprile andremo a protestare a Roma, urlando e battendo i pugni. Vogliamo che ci venga riconosciuta la nostra impresa, il nostro lavoro. Il 2015 è alle porte, non faremo accostare nessuno”.

Durante il meeting sono inoltre stati presentati i dati della ricerca sui consumi della città di San Benedetto realizzata dall’Iiris (Istituto Italiano Ricerca Informazione Statistica) in collaborazione con la Confcommercio di Ascoli Piceno, con il patrocinio di Comune di San Benedetto, Provincia Ascoli Piceno e Camera di Commercio.

Vera Mascaretti, direttrice responsabile dell’istituto, ha illustrato i dati raccolti attraverso la somministrazione di un questionario sottoposto a un campione rappresentativo della popolazione locale, stratificato per genere e fasce d’età.

Circa il 56% degli intervistati ha ridotto quest’anno le spese per i regali, il 66% ha acquistato meno articoli, rivolgendo più attenzione al periodo dei saldi e rivolgendosi a punti vendita più economici, il 50% ha tagliato le spese per il tempo libero. Per la spesa alimentare la fanno da padrona supermercati ed ipermercati (la risposta “spesso” è stata indicata rispettivamente dal 47% e 42% degli intervistati), mentre ad approfittare “spesso” della comodità delle botteghe di quartiere è solo il 14,6% del campione. Alta è risultata la componente dei fruitori occasionali degli hard discount (32,5% vi si reca “qualche volta”).

Entrando nel dettaglio della ricerca,  emerge la consapevolezza che la qualità del prodotto è offerta principalmente dai negozi del centro (76,6% di giudizi ottimi e buoni); ma la qualità è percepita anche nei prodotti venduti nei centri commerciali (72,8% di giudizi ottimi e buoni). Valori più alti li ottiene la grande distribuzione in merito alla convenienza dei prezzi (76,7% vs 34% dei negozi del centro città) e all’assortimento dei prodotti (70,6% contro il 57% circa dei negozi del centro città).

Giudizi buoni sulla capacità dei commercianti del centro di fidelizzare i clienti da parte del 30,3% degli intervistati, anche se il dato è superato di cinque punti percentuali (35,3%) da quelli dei centri commerciali e da nove punti percentuali dagli ambulanti del martedì e del venerdì (39,8%). Anche sui giudizi più eccelsi si riscontra una sostanziale differenza fra le attività del centro e quelle degli altri punti vendita insomma la fidelizzazione non è più considerata prerogativa dei commercianti di professione.

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