GROTTAMMARE – Lo storico Arrigo Petacco venerdì 25 marzo, ha incontrato la stampa locale all’hotel Parco dei Principi di Grottammare. Invitato dalla Provincia di Ascoli Piceno per il ciclo di conferenze intorno a “La complessa vicenda dell’Unità d’Italia”, Petacco si è subito definito un autore “non politicamente corretto”.

Dopo aver spiegato le motivazione del brigantaggio del Sud, causato dallo sbando del regime Borbonico e della società, a causa dell’occupazione da parte dei piemontesi, lo storico traccia le tre figure più rappresentative del Risorgimento.

Profonda l’ammirazione per Camillo Benso Conte di Cavour che definisce ”l’ideologo del federalismo – anche se non riuscì ad applicarlo perché morì prima dell’effettiva Unità d’Italia lasciando così il potere decisionale ai Savoia e al Piemonte – che non brillavano certo per cultura e lungimiranza e non fecero altro che imporre il loro modello per tutta Italia”.

Secondo Petacco, Giuseppe Garibaldi, subì il “gioco di Cavour”, nonostante intendesse trasformare il Sud in una Repubblica, alla fine consegnò le terre conquistate al Re Vittorio Emanuele II. Parole aspre sono state quelle dello storico,  nei confronti del fondatore della Giovine Italia, anche se proprio a lui dobbiamo l’idea dell’Italia unita: “Giuseppe Mazzini, l’apostolo, come veniva definito all’epoca, parlava del popolo senza essere mai vissuto in mezzo al popolo. Secondo lui, il popolo, spinto da ideali, sarebbe dovuto insorgere. Insomma, una specie di Toni Negri. Nessun tentativo, da lui ideato dalla lontana Londra, riuscì. Unico risultato fu la morte dei tanti che parteciparono attivamente alla missione”.

Lo storico torinese cita poi le donne del Risorgimento, delle quali ha curato in passato la biografia e la sceneggiatura dei film ad esse dedicati: la contessa Virginia Oldoini di Castiglione e la contessa Cristina del Belgioiso. Quest’ultima, sottovalutata in Italia, in Francia divenne addirittura direttrice di un giornale.

Petacco ha raccontato un aneddoto che riguarda Mazzini, legato proprio alla figura di questa donna. Pare che un mazziniano, Nicola Manini, espresse al fondatore della Giovine Italia la volontà di scrivere per il giornale diretto dalla contessa e questi gli rispose: ”Scrivere per un giornale diretto da una donna sarebbe un’ignominia”.

“In Italia, all’epoca – conclude Petacco – le donne colte, capaci e impegnate, venivano snobbate”. Purtroppo non solo all’epoca, aggiungiamo noi.

Una nota: lo storico, esperto di Risorgimento, ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’incontro che avvenne a Grottammare tra Vittorio Emanuele II e la delegazione partenopea.

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